Mobilità. Io, figlia di una insegnante vittima dell’algoritmo, non mi sento tutelata dallo Stato. Lettera

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Cara Signora Giannini, sono una studentessa italiana. I miei professori quest'anno a scuola mi hanno spiegato come è nato lo Stato moderno, mi hanno insegnato su quali presupposti si basa il Paese in cui vivo.

Cara Signora Giannini, sono una studentessa italiana. I miei professori quest'anno a scuola mi hanno spiegato come è nato lo Stato moderno, mi hanno insegnato su quali presupposti si basa il Paese in cui vivo.

In particolare il mio professore di storia e filosofia mi ha ripetuto fino allo sfinimento un concetto fondamentale: la democrazia si misura sulla tutela che si fa delle minoranze.

È un bel concetto, fa immaginare uno Stato accogliente, pronto ad ascoltare la voce di più deboli e a proteggerli.

Tutto ciò mi veniva spiegato approssimativamente a Febbraio.

Qualche mese dopo, precisamente il 29 Luglio, lo Stato in cui vivo ha tradito sé stesso, dimostrandomi che in realtà le minoranze non vengono minimamente tutelate.

Ciò a cui mi riferisco é ovviamente la situazione dei docenti coinvolti nella mobilità straordinaria di quest'anno.

Lei sa, caro Ministro, cosa vuol dire veder divisa la propria famiglia dallo Stato? Capisce la gravità dell'evento?

Lo stesso Stato creato in origine dalle piccole comunità umane per tutelarsi l'un l'altro, nel 2016 é ormai così degenerato che è venuto meno agli stessi presupposti per cui è nato.

A contrario di ciò che la realtà dei fatti vuole farmi pensare, continuo ad illudermi che ci sia ancora qualcosa di vero e positivo nella politica, nei governi e nelle leggi. Nonostante ciò che vedo, mi identifico ancora nelle istituzioni e sono fiera della mia Repubblica.

Ma perché sento che sto facendo torto alla mia famiglia affermando ciò?

Perché sento che mi sto illudendo da sola nel credere nelle istituzioni?

Perché avverto che le grida degli insegnati nelle piazze di Napoli e di tutta l’Italia sono impregnate di sfiducia nei confronti di chi ricopre incarichi politici?

Perché i governanti non si rendono conto che gli italiani sono ormai stremati dai loro provvedimenti e che stanno distruggendo il tessuto stesso della nazione con le loro azioni?

Ministro, non so se sono ancora pronta a sentirmi parte di un Paese che non mi tutela.

Non so se sentirò ancora l'orgoglio di essere italiana dopo aver visto mia madre piangere per una comunicazione del MIUR.

Non so se è una Repubblica democratica quella che deporta e maltratta gli insegnanti, gli educatori dell'Italia che verrà.

Forse lei personalmente non conosce la paura che prova mia madre adesso, il senso di ingiustizia che la attanaglia per un errore di un algoritmo. Probabilmente non è nemmeno a conoscenza dell'ansia che assale chi è costretto a stravolgere la propria vita per un ricatto camuffato da legge.

Le auguro di non provare mai tutto ciò, perché queste sensazioni fanno perdere il sonno e portano le persone sull'orlo di un crollo nervoso, come sta accadendo a mia madre e a migliaia di altri docenti.

Sig. Giannini, mi appello a lei per compiere un miracolo: faccia il suo lavoro e tuteli i suoi cittadini, spezzi il circolo vizioso e rompa la tradizione di ingiustizie ammettendo un errore. La grandezza delle persone spesso si misura proprio nella capacità di compiere un passo indietro.

Mi dia un motivo per illudermi ancora una volta e aver fiducia nel mio Paese.

Onestamente ho 18 anni e il futuro mi fa già abbastanza paura così, non c’è bisogno che delle leggi contribuiscano.

Maria Concetta Porricelli.

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