Mobilità. Esistono difficoltà a spostarsi anche all’interno della stessa regione. Lettera

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Carissimi, il tema della mobilità dei docenti è in questo momento all’attenzione di tutti i media ed è al centro di innumerevoli commenti e statistiche, ma si parla sempre e solo di mobilità tra regioni diverse e, soprattutto, tra sud e nord d’Italia, senza contemplare quella tra province diverse nell’ambito della stessa regione, fenomeno che costituisce nella maggior parte dei casi, in particolare nelle regioni del sud, una ulteriore fetta del problema  non considerata e per nulla trascurabile.

Carissimi, il tema della mobilità dei docenti è in questo momento all’attenzione di tutti i media ed è al centro di innumerevoli commenti e statistiche, ma si parla sempre e solo di mobilità tra regioni diverse e, soprattutto, tra sud e nord d’Italia, senza contemplare quella tra province diverse nell’ambito della stessa regione, fenomeno che costituisce nella maggior parte dei casi, in particolare nelle regioni del sud, una ulteriore fetta del problema  non considerata e per nulla trascurabile.

In regioni del sud come la Sicilia o la Calabria, spostarsi da una provincia all’altra è nella maggior parte dei casi più difficile che spostarsi tra sud e nord d’Italia: andare da Trapani o da Palermo a Ragusa o da Reggio Calabria a Crotone è molto più complicato di andare da Palermo a Milano o da Lamezia Terme a Torino, per non parlare dei piccoli paesini dell’entroterra a cui sono stati destinati molti docenti della fase C dove non arriva un treno e neanche un pullman dalle province limitrofe.

In tutti questi casi, i docenti trasferiti devono trovare il modo di raggiungere le destinazioni affrontando ugualmente il disagio della separazione dalla propria famiglia, dato che è praticamente impossibile spostarsi e rientrare giornalmente, devono inoltre disporre di un’auto idonea a lunghi spostamenti ed essere in grado di guidare su strade spesso dissestate e poco sicure per raggiungere località in alcuni casi veramente isolate (non dimentichiamo che sono coinvolte per la maggior parte insegnanti donne non più giovanissime).

Devono poi prendere in affitto e gestire una casa (canoni di locazione, cauzioni, contratti utenze, luce, gas, riscaldamento) ed affrontare tutte le spese connesse a chi si trova fuori sede (viaggi, comunicazioni, ecc.), annullando praticamente i benefici economici derivanti dal “lauto” stipendio destinato a tale categoria.

Qualcuno potrebbe chiedere perché hanno accettato tutto questo quando potevano rimanere tranquillamente precari. Semplice: l’adesione a questo scellerato piano è stata richiesta dal MIUR al buio, senza specificare la sede di destinazione, e quando questa è stata resa nota non è stato più possibile rinunciare senza perdere il punteggio acquisito in anni di lavoro.

Adesso, la Ministra Giannini ed il Sottosegretario Faraone, anziché studiare una soluzione concreta per rimediare a tale disastro prima dell’inizio dell’anno scolastico, continuano a difendere scelte indifendibili, a parlare solo di grandi numeri ed a proporre rimedi come l’assegnazione provvisoria o i tentativi di conciliazione che sono solo inutili rappezzi.

Queste sono le percentuali di chi è andato fuori regione da voi pubblicate, a cui per dare corretta visibilità del fenomeno si dovrebbero sommare quelle relative ai trasferimenti tra province della stessa regione:

§  Secondaria di II grado: 44,3%

§  Secondaria di I grado: il 54,3%

§  Primaria: 65,7%

§  Infanzia: 25%

Mentre voi magari provate voi ad aggiornare le percentuali, i nostri governanti sono amabilmente in vacanza e migliaia di famiglie passano il Ferragosto cercando di vedere come affrontare l’enorme disagio che tra due settimane avrà inizio.

Alfonso Caruso

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