Mobilità ed emigrazione docenti meridionali, mancano cattedre perché a Sud lo Stato non investe

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"Bisogna ripristinare la verità" afferma Domenico Pantaleo (segretario FLCGIL) rispondendo a Stefania Giannini durante la trasmissione "Tutta la città ne parla".

"Bisogna ripristinare la verità" afferma Domenico Pantaleo (segretario FLCGIL) rispondendo a Stefania Giannini durante la trasmissione "Tutta la città ne parla".

Infatti, oggi la stampa nazionale ha dato i numeri sulla questione emigrazione dei docenti del Sud che in queste settimane tiene banco a seguito delle operazioni di mobilità.

In particolare, le polemiche sono partite dalle operazioni di mobilità della primaria, a seguito della quale i docenti hanno manifestato in più parti del Sud Italia e della Sicilia per chiedere chiarezza sull'algoritmo utilizzato dal Ministero e per chiedere più cattedre al Sud per non emigrare.

Oggi, alcune testate anche specializzate, facendo da sponda al Governo, hanno pubblicato i numeri della popolazione scolastica e della provenienza geografica dei doceti assunti, sostenendo che alla base del fenomeno migratorio ci sia il calo demografico.

Contemporaneamente, l'USB Sicilia comunicava che i numeri dei posti sul sostegno assegnati in deroga alla Sicilia, con un aumento di ben 4.606 posti.

Insomma, da un lato le cattedre non ci sono, dall'altro spuntano in deroga. Questi numeri nelle tabelle divulgate da certa stampa specialistica che da anni chiede la cancellazione di altri posti sul sostegno al Sud, non vengono riportati.

Il dibattito si è spostato su Radio Rai, dove il Ministro Giannini ha riportato i numeri oggi divulgati dalla stampa e imputando a ciò il motivo dell'emigrazione forzata dei docenti assunti con il piano straordinario previsto dalla legge 107.

A risponere al Ministro, Domenico Pantaleo (segretario FLCGIL) che ha innanzitutto affermato che bisogna ristabilire la verità.

Qual è dunque la verità?

La verità, afferma Pantaleo, sta nei mancati investimenti del Governo nelle regioni del Sud Italia, che vede (innanzitutto) un enorme gap per quanto riguarda il tempo prolungato e l'assegnazione di cattedre proprio in quella primaria che ha fatto esplodere il caso emigrazione.

"Il problema – dice Pantaleo – non è di posti, ma di qualità dell'offerta formativa". Insomma, lo Stato crea posti al Nord con anni di investimenti sul tempo pieno (per dirne una), ma poi imputa al calo demografico la mancanza di cattedre.

Una questione talmente chiara agli esponenti del Governo che hanno anticipato la volontà di intervenire ed eliminare il gap sul tempo pieno. A breve, però. Perché non è stato fatto prima delle assunzioni?

Per dare qualche numero, sicuramente più utile rispetto a quelli dati in queste ore, al Nord il tempo pieno supera il 40% di classi, mentre in Campania l'11%, in Sicilia l'8,1%, ed è assente, completamente, in realtà come Ragusa, Trapani, Teramo, Reggio Calabria, Palermo e molti altri importanti centri del Sud. Di quanta dotazione organica in più gode il Nord? Attendiamo la pubblicazione di questi dati.

C'è poi da fare un altro ragionamento, relativamente a strane statistiche che in questi anni hanno riguardato l'anomalia delle certificazioni degli alunni disabili, con un Nord che incrementa addirittura del 60% ( con punte del 90% nel Nord-Ovest) in poco più di 10 anni rispetto al Sud che ha presentato un incremento di appena il 34%, un vero e proprio scatto in avanti che ha comportato uno spostamento di docenti verso altre latitudini. Una questione che non trova giustificazione neppure a forzare le teorie sui grandi numeri. La tendenza a spostare posti di lavoro ha una lunga tradizione.

Altra questione, di cui la stampa specializzata, e non, dimentica appositamente, è anche il contesto di un Sud che in questi anni si è sobbarcato il peso della crisi economica, subendo una spoliazione sistematica e sistemica che ha impoverito sempre più queste aree sia a livello di risorse economiche che sociali.

E' facile creare il deserto e poi sostenere che è inutile creare scuole per i cammelli. Quindi, tirare fuori ragionamenti ragioneristici solo per giustificare un disinteresse totale verso certe aree del paese.

La questione emigrazione dei docenti è da inserirsi in un contesto ben più ampio che passa attraverso gli investimenti nella scuola e più in generale nelle aree in cui il fenomeno è presente. Altro che demografia. Farlo diversamente significa guardare la realtà dal buco della serratura.

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