Mobilità docenti e annullamento accordo. ANIEF: troppe parti incostituzionali

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ANIEF – I trasferimenti di oltre 200mila docenti rischiano seriamente di rientrare indistintamente negli ambiti territoriali, con l’accordo raggiunto il 10 febbraio scorso tra Miur e sindacati che potrebbe presto rivelarsi carta straccia.

ANIEF – I trasferimenti di oltre 200mila docenti rischiano seriamente di rientrare indistintamente negli ambiti territoriali, con l’accordo raggiunto il 10 febbraio scorso tra Miur e sindacati che potrebbe presto rivelarsi carta straccia. Si fanno sempre più insistenti, infatti, le indiscrezioni su una stroncatura di quel testo da parte del Ministero della PA, della Ragioneria del MEF e anche dall’Aran. Tutte le istituzioni, preposte per legge ad esprimere il loro parere sul contratto nazionale della mobilità scolastica, avrebbero posto i loro veti a proposito di più parti dell’accordo.

A non avere l’assenso è stata innanzitutto la possibilità di far collocare solo il personale assunto fino al 2014 con le regole precedenti all’approvazione del comma 108 della Legge 107/2015: viene bocciato “il fatto che la 'chiamata diretta' venga procrastinata di un anno per alcuni docenti e, per gli stessi, inclusa la mobilità su scuola e non su ambito”, spiega dettagliatamente Orizzonte Scuola. Come ha ricevuto dei rilievi la decisione di avviare il trasferimento interprovinciale, sempre per gli assunti fino all’anno scolastico 2014/15, garantendo la titolarità nella singola scuola solo nel caso in cui il docente avesse “azzeccato” il primo ambito scelto fuori dall’attuale provincia di collocazione. Perplessità sarebbero giunte anche per quanto riguarda la mobilità prevista per i docenti dell’organico di sostegno. E pure, inevitabilmente, sull’ipotesi della sequenza contrattuale riguardante la chiamata diretta.

Invece di contrastare con tutti i mezzi questa assurda norma che instrada verso la perdita di titolarità e verso la selezione del personale attraverso delle scelte soggettive formulate dal dirigente scolastico, Flc-Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Snals hanno preferito salvare una parte del personale. Con un accordo che faceva acqua da tutte le parti. E che ora è sul punto di essere rigettato in modo definito.  Anief lo aveva detto sin da subito, decidendo di impugnare quel contratto, in caso di approvazione finale, e spiegando al personale i motivi, attraverso seminari e convegni su riforma e mobilità professionale.

Come si poteva pensare di trattare i docenti in modo diverso, solo perché assunti in un anno scolastico (prima del 2014/2015) piuttosto che in un altro (2015/2016)? Oppure venga sottoposto ad un trattamento diverso, se assunto nello stesso anno scolastico ma in mesi differenti (fasi 0/A o B/C)? E ancora di più, se assunto da una graduatoria di merito (GM) o da una ad esaurimento (GaE) ma su domanda volontaria? E come spiegare perché alcuni docenti non sarebbero stati spostati in un ambito territoriale (fase comunale e provinciale), quando l’organico dell’autonomia vale a livello comunale, provinciale, interprovinciale, o ancora quando soltanto alcuni saranno spostati d’ufficio in un ambito territoriale (fase B) mentre altri negli ambiti territoriali di tutta Italia (fasi C/D)?

“Lo ribadiamo oggi – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal: i docenti di ruolo hanno firmato il medesimo contratto e detengono gli stessi doveri e diritti. Dire loro che la mobilità di sede dipende dall’anno, dalla sede, dalla fase di assunzione, dalla selezione del dirigente scolastico o dalla fortuna non è un’operazione seria. Semplicemente perché è incostituzionale. Noi, in piena trattativa, avevamo presentato un compromesso: far partecipare alla mobilità sui posti in organico di diritto chiedendo la titolarità sulla scuola; mentre chi avesse chiesto di andare sui posti del “potenziamento” sarebbe stato consapevole di finire negli ambiti territoriali. In tal modo, si sarebbe potuto decidere liberamente se vincolare la domanda solo all'organico di diritto o scegliere liberamente la titolarità su ambito: con la consapevolezza, in quest’ultimo caso, di rischiare di cambiare sede scolastica al rinnovo triennale del Piano dell’offerta formativa”.

“Invece non siamo stati ascoltati ed ora tutti ne subiranno le conseguenze. Che giungono da lontano, ovvero dalla decisione del Governo di spingere il Parlamento ad approvare quella norma della chiamata diretta e dei trasferimenti ‘allargati’ nella Buona Scuola. E si convincano – conclude il sindacalista Anief-Cisal – che l’unica strada per contrastare i trasferimenti su ambito, ma anche per evitare il blocco delle assegnazioni provvisorie, non è che quella del tribunale”.

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