Miur in ritardo con gli stipendi dei precari con supplenza breve. Situazione insostenibile

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Lettera di Alessandra Melas, un’insegnante – Eccoci alle porte di Dicembre. Sembrerebbe una giornata qualunque, ma non lo è. Non lo è perché è l’ennesima giornata che io e tanti altri colleghi, che come me insegnano nelle scuole pubbliche italiane, trascorriamo aspettando che arrivino i tanti agognati stipendi di Settembre, Ottobre e oramai Novembre.

Ebbene sì, la situazione – che non è comunque nuova e si ripete identica a se stessa da circa un triennio – è esattamente questa: noi precari della Scuola italiana, con contratto per supplenza breve, e quindi “precari al quadrato”, siamo ancora in attesa di ricevere il nostro stipendio, sebbene in servizio dal primo giorno di scuola con contratti regolarmente registrati ed elaborati, e sebbene le segreterie scolastiche di riferimento abbiano provveduto a svolgere in maniera eccellente il loro compito.

Sembrerebbe proprio che qualcuno nei “piani alti” si sia dimenticato di noi insegnanti precari; laureati, abilitati all’insegnamento, spesso dottori di ricerca e con svariati anni di servizio all’attivo nella Scuola Pubblica.

Eppure noi, “ultimo fanalino di coda” del sistema scolastico, nonostante tutto contribuiamo a mandare avanti questo sistema con enormi sacrifici; perché si sa che senza stipendio continuare a fare il proprio lavoro diventa estremamente difficile, soprattutto per chi come me lavora a centinaia di chilometri da casa.

La domanda che balza immediatamente alla mente è quindi la seguente: ma si sono realmente dimenticati di noi, quando ci viene detto che il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca, che dovrebbero provvedere al pagamento dei nostri stipendi, temporeggiano? Non è piuttosto l’ennesima lungaggine burocratica all’italiana? Se così non dovesse essere, cosa mai faranno con i NOSTRI soldi?

La situazione è davvero molto grave, e lo è ancora di più se si pensa che chi dovrebbe formare la futura classe dirigente, così come ama dire chi governa il nostro Paese, è privato di uno dei diritti fondamentali del lavoratore: lo stipendio.

Questa è l’ennesima lettera di denuncia di una situazione diventata oramai insostenibile e, perché no, anche una richiesta di spiegazioni da parte di chi ci governa.

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