Per il Miur i precari devono pagarsi la formazione, Legge Buona Scuola fatta con i piedi. Lettera

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Barbara Cantadori – Cari lettori, sono una docente di Chimica precaria di seconda fascia. Scrivo questa lettera perché ancora una volta mi sento umiliata dopo tanti sacrifici dalla Buona Scuola e in particolare da come viene ideato il sistema di formazione degli insegnanti dal Ministero dell’Istruzione.

Ho conseguito una Laurea Magistrale, un Dottorato di Ricerca e per insegnare ho affrontato un TFA. Insegno da dieci anni nelle Scuole Superiori di Secondo Grado ma per la piattaforma SOFIA, ovvero per usare i paroloni del MIUR “ Portale della governance per la Formazione”, io non rappresento un docente!

Un insegnante non di ruolo non può accedere a questa piattaforma, non può iscriversi ai corsi di formazione da catalogo e non può nemmeno crearsi il suo portfolio. Quest’anno rivesto nell’Istituto in cui lavoro la funzione strumentale “ Referente Dsa/Bes”; è uscito ora un corso di formazione per questa figura in Regione ma non posso accedervi.

Mi chiedo allora, i docenti precari non hanno il diritto/dovere di formarsi anche loro? Come può pensare un Ministero dell’Istruzione di escludere i docenti non di ruolo da queste prassi? Visto il numero di insegnanti precari nelle scuole italiane di tutti gli ordini e gradi, il non riconoscerli come docenti con tutto il loro “bagaglio” culturale dimostra ancora una volta come la “Buona Scuola” sia una legge fatta con i piedi.

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