Miozzo (CTS): misurazione della febbre, lezioni alle 7, mascherina e test sierologici. Vi dico tutto [INTERVISTA]

La scuola si prepara al ritorno in classe previsto per il mese di settembre.  Le linee guida sono state approntate, ma serve ancora un ulteriore scatto al mondo della scuola per farsi trovare pronto per la riapertura.

Orizzonte Scuola interviene il coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, Agostino Miozzo.

Si è tanto parlato nelle scorse ore della misura della temperatura degli studenti che dovrà essere effettuata a casa. Si tratta di una disposizione del Comitato Tecnico Scientifico. Cosa dice a riguardo?

“Sì, siamo stati noi a dare questo tipo di indicazione, anche perché la misurazione della temperatura in ambito scolastico avrebbe creato problemi non di poco conto. L’indicazione di dare la responsabilità ai genitori è nostra per vari ordini di motivi. Prima di tutto per la complessità dell’organizzazione della misurazione in ambito scolastico. Non solo per la strumentazione (termoscanner, ndr) che servirebbe affidare alle singole scuole, ma anche la responsabilità di chi monitora e verifica questi strumenti.  Bisognerebbe poi capire come comportarsi qualora si verificasse un caso di uno studente con una temperatura al di sopra del consentito. Ci vuole un infermiere, un professionista della salute che abitualmente non è presente a scuola. Non si può prendere un collaboratore scolastico e gli si chiede di fare un altro mestiere assumendosi oltretutto responsabilità importanti. In realtà il vero problema, al di là di questi aspetti logistici, riguarda l’assembramento che si verrebbe a creare all’ingresso. La misurazione verrebbe fatta per ogni singolo ragazzo; pensi ad un istituto con 1000 studenti che arrivano a scuola tutti insieme alla stessa ora e si mettono in fila indiana, beh, così si creerebbero file e complicazioni importanti. Quindi abbiamo suggerito questa responsabilizzazione da parte delle famiglie per evitare problemi di ordine logistico, tecnico e organizzativo. Bisogna evitare assembramenti in entrata e in uscita”.

Vero è che avete proposto al Ministero dell’Istruzione l’inizio delle lezioni anche alle 7 del mattino?

“No, questo non mi risulta, non ricordo che il Comitato Tecnico Scientifico abbia detto queste indicazioni. Un’ipotesi che abbiamo suggerito è quella di immaginare, soprattutto nelle scuole secondarie, un orario flessibile, per evitare l’affollamento in ingresso. Orario d’ingresso flessibile non significa però lezioni alle 7, significa mezz’ora in più o meno per evitare code agli ingressi. In un complesso scolastico con 1000 studenti, se fai entrare 300-400 persone mezz’ora prima o dopo qualcosa cambia. Abbiamo suggerito flessibilità, ma non abbiamo dato indicazioni sulle 7”.

Possibile ipotizzare da settembre un lockdown su base regionale e non più nazionale come accaduto a marzo?

“Lei sta ipotizzando uno scenario per cui ci vorrebbe una sfera di cristallo. Mi creda da questa pandemia stiamo imparando cose nuove giorno dopo giorno. Sulla stampa in queste ore si parlava di un caso di un bimbo molto piccolo che frequenta un centro estivo che ha avuto un incidente con frattura, al pronto soccorso lo hanno trovato positivo al coronavirus. Immagini adesso cosa accadrà ai compagni del bambino, ci saranno controlli, test e tracciamento per capire se il contagio si è propagato. Certamente c’è da sottolineare che il sistema sanitario nazionale è migliorato molto nella capacità di tracciamento e di individuazione dei possibili contatti. Detto ciò valuteremo a settembre l’andamento della pandemia. Ad oggi, però, credo che sia molto improbabile un lockdown nazionale, ci potrebbero essere lockdown locali, non necessariamente regionali. Potrebbe essere chiuso il comune, il paesino, l’area, il quartiere. Vedremo l’evoluzione della situazione, giorno dopo giorno”.

I test sierologici previsti prima dell’inizio dovrebbero essere su base volontaria. Non sarebbe meglio farli obbligatori?

“Noi suggeriamo al decisore politico della azioni da intraprendere, l’obbligatorietà è un atto di imposizione che non può essere proposta dal Comitato Tecnico Scientifico. Se noi avessimo potuto normare questa situazione l’avremmo resa obbligatoria, non siamo noi, però, a decidere. Noi riteniamo però che dovrebbe il test dovrebbe essere obbligatorio, perché è un test a tutela della persona,  di chi sta intorno a lui e dei ragazzi”.

Sull’uso della mascherina dei docenti in classe, cosa ci dice a riguardo?

“L’uso della mascherina è obbligatorio quando le persone si muovono ed entrano a contatto con altri. Il docente che sta a due metri di distanza (misurazione dalla cattedra al primo banco), che mantiene rispettosamente le distanze, può togliersi la mascherina quando deve parlare con i suoi studenti per varie ragioni, sia perché vengono meno i presupposti per il contagio e poi perché è possibile che anche il ragazzo non udente possa così comprendere la lezione, leggendo il labiale del proprio insegnante. Ripeto, dunque, se il professore mantiene due metri di distanza può togliersi la mascherina. La deve mantenere quando cammina tra i banchi, quando va in corridoio o nelle aree comuni”.

La scuola, ad oggi, è davvero preparata per il ritorno in classe. Da 1 a 10 che voto darebbe?

“Beh, è difficile dare un voto soprattutto se penso che partivamo da un’eredità pari a 1. In realtà sono relativamente ottimista e credo che il mondo della scuola con tutte le difficoltà, con tutte le critiche, darà delle belle sorprese così come è accaduto con la sanità. Il senso di responsabilità tra docenti, studenti e famiglie prevarrà. La sanità, tanto vituperata in passato, ha fatto un lavoro straordinario. Sono certo che anche la scuola farà un piccolo miracolo all’italiana, si partiva da un livello così scadente, frutto di decenni di distrazione verso il mondo della scuola, che penso che si possa solo far meglio. Conoscendo un po’ le problematiche riguardanti la situazione didattica, io sono ottimista”.

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