“Mio figlio studia con il conversatore madrelingua!” – Ne sei sicuro? Lettera

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Inviato da Wilfried Rothier – Ormai siamo entrati nell’era della mondializzazione e nessuno lo può negare.

Molti giovani e anche genitori sono assolutamente convinti che è necessario essere il più possibile preparato ad affrontare il mondo con i migliori attrezzi.
Per affrontare questa sfida esiste uno strumento che si chiama l’apprendimento delle lingue straniere. Dal crollo della torre di Babele, i conoscitori delle lingue straniere hanno avuto una marcia in più per affrontare il mondo e questo vantaggio oggi diventa sempre più importante.
L’apprendimento delle lingue nella nostra era moderna è per fortuna disponibile per tutti gli studenti di tutte le età e si cerca di mirare ad una qualità perfetta di questo insegnamento.

Molte scuole si avvalgono, anche vantandosi, di docenti specializzati madrelingua per assecondare i tradizionali corsi di lingua. Nel sistema scolastico italiano si chiamano ITP (Insegnanti Tecnico Pratici) e sono normalmente nel nostro caso insegnanti madrelingua con una vera esperienza linguistica ma non solo, anche di cultura e di vita laddove la lingua viene parlata da tutti, tutti i giorni.
Da ora in poi questi ITP madrelingua li definiremo “conversatori” perché è il loro nome definito dal sistema scolastico. Questi conversatori non hanno solo il ruolo di portare un valore aggiunto al classico corso di lingua, ma anche di trasmettere una fetta di vita del loro paese di origine grazie alla loro cultura, la loro esperienza del loro paese.

Il reclutamento di questi conversatori avviene sotto diverse forme, concorsi e graduatorie. Il titolo di accesso per la classe di concorso B-02 come definito chiaramente dalla normativa è “Titolo di studio conseguito nel paese o in uno dei paesi in cui la lingua, oggetto della conversazione, è lingua madre, corrispondente a diploma di istruzione secondaria di secondo grado” o più semplicemente la maturità svolta nel paese dove la lingua in questione è lingua ufficiale. Cioè un diploma che assicura un trascorso di vita nel paese dove si è vissuto per più anni durante una fase della vita simile a quella degli studenti che studiano con i conversatori.

Stando attento alle varie graduatorie d’istituto presente sui vari siti dei licei o alle recenti GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), possiamo notare una cosa alquanto strana: alcuni degli aspiranti inseriti nelle graduatorie di conversatori sono a volte inseriti nelle graduatorie per più lingue. E così riusciamo spesso a trovare conversatori “madrelingua” iscritti sia nelle graduatorie per lo spagnolo che il tedesco, per il francese che l’inglese.

Sorge subito qualche domanda:
Questi aspiranti conversatori hanno svolto la maturità in più lingue?
Hanno svolto gli esami di maturità più volte in paesi diversi?

In seguito, indagando un po’ meglio nei vari percorsi di ciascun aspirante conversatore, si nota che sono inseriti alcuni con titoli ottenuti all’estero che non sono un titolo corrispondente al diploma di istruzione secondaria di secondo grado ma titoli universitari di specializzazione, master, ecc.
Inventiamoci un caso pratico: immaginiamo un italiano con maturità in Italia, laurea e specialistica in Italia in fisica nucleare e che ha fatto un dottorato, sempre nello stesso campo, in Francia. Ovviamente le sue ricerche non sono tutte fatte in francese, le sue possibili pubblicazioni possono essere pure in inglese. Però se torna in Italia e vuole fare il conversatore ha molte probabilità di essere inserito nelle graduatorie. Ovviamente ha delle competenze fantastiche in fisica nucleare, però il suo diploma di dottorato assicura una padronanza della lingua francese?
Ed è per questo che è importante la definizione data dalle autorità ministeriale quando si parla di diploma di istruzione secondaria di secondo grado conseguito nel paese o in uno dei paesi in cui la lingua, oggetto della conversazione, è lingua madre perché certifica un percorso scolastico fatto veramente nella lingua e per le altre ragioni già esposte prima.

Un altro dilemma si pone quando si legge di aspiranti conversatori sostengono di poter essere inseriti grazie ai loro diplomi di maturità internazionale come per esempio i percorsi CLIL o ESABAC che rilasciano un diploma automaticamente riconosciuto dalle autorità straniere.
Però non sono titoli svolti nel paese dove la lingua in questione è la lingua del paese, questi percorsi di studio e diplomi si svolgono in Italia. Alcune materie e non tutte vengono insegnate nella lingua straniera e nella maggior parte dei casi da docenti che hanno una grande padronanza della lingua ma che non sono madrelingua; solo il conversatore è necessariamente di madrelingua (in teoria!).

In questo mondo sempre più internazionale, con distanze sempre più corte è necessario che i nostri ragazzi siano armati al meglio per superare le sfide del domani. La normativa è chiara e prevede un reclutamento di conversatori madrelingua con un titolo ben definito. Allora perché nell’applicazione della normativa si trovano alcune incongruenze? Perché tutti i conversatori inseriti nelle graduatorie non sono di madrelingua e non rispondono ai criteri della normativa?
Noi, adulti, è il nostro compito di oggi assicurare alle prossime generazioni una formazione degna e rispettosa delle regole. Quando ci vantiamo che i nostri figli seguono lezioni con il conversatore madrelingua non deve essere diversamente.
Altrimenti è truffa.

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