Minori al lavoro o troppo stanchi per dedicarsi agli studi: “Piccoli schiavi invisibili”, il rapporto Save the Children

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Il lavoro agricolo rappresenta una delle principali fonti di sfruttamento minorile in alcune aree del nostro Paese, in particolare nelle province di Latina nel Lazio e Ragusa in Sicilia. I minori che vivono in queste zone si trovano a fronteggiare condizioni difficili e talvolta disumane, vivendo in alloggi precari nei campi agricoli e con un limitato accesso a servizi essenziali come l’istruzione e l’assistenza sanitaria. Un rapporto recente di Save the Children, intitolato ‘Piccoli schiavi invisibili’, getta luce su questa drammatica realtà, rivelando una situazione spesso ignorata dalle istituzioni e dalla società.

Latina e Ragusa, due realtà agricole con molti immigrati 

La provincia di Latina, nel Lazio, ospita una grande comunità di lavoratori agricoli, molti dei quali di origine straniera, principalmente indiani. Purtroppo, anche i loro figli si trovano invisibili agli occhi delle istituzioni, poiché spesso non sono censiti all’anagrafe. Questi minori vivono in alloggi improvvisati nei campi, privi di diritti essenziali, tra cui l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria. La mancanza di scuole dell’infanzia e di servizi di trasporto pubblico rende difficile per loro raggiungere le strutture scolastiche più vicine, costringendoli talvolta a trascorrere intere giornate in isolamento o a seguire i genitori sul campo di lavoro.

La provincia di Ragusa, in Sicilia, è un’altra zona caratterizzata dallo sfruttamento del lavoro agricolo, coinvolgente sia cittadini italiani che stranieri, in particolare di origine romena e tunisina. Qui, i figli dei lavoratori agricoli vivono una situazione di esclusione fin dalla nascita. La mancanza di asili e scuole dell’infanzia nelle vicinanze costringe i bambini a rimanere da soli o a seguirli sul campo, perdendo così preziose opportunità educative. I fratelli più grandi spesso si trovano a dover prendersi cura dei più piccoli, creando una spirale di isolamento e marginalità, che può portare all’abbandono scolastico precoce e compromettere il loro futuro.

Il Coinvolgimento dei Minori nello Sfruttamento Lavorativo

Il rapporto di Save the Children rivela che molti minori nei territori agricoli coinvolti nello sfruttamento del lavoro iniziano a lavorare già a un’età molto giovane, spesso tra i 10 e i 13 anni. La loro partecipazione al lavoro agricolo avviene durante il tempo extra-scolastico o durante le vacanze estive, ma in alcuni casi diventa un’attività a tempo pieno, con paghe irrisorie, intorno ai 20-30 euro al giorno. La mancanza di tempo per dedicarsi agli studi e la stanchezza accumulata sul campo di lavoro influiscono negativamente sul loro rendimento scolastico, portando spesso a bocciature e ritardi nell’inizio del percorso di studi superiori.

La Necessità di Azioni Concrete

Affrontare il problema dello sfruttamento minorile nel lavoro agricolo richiede una risposta decisa da parte delle istituzioni e della società nel suo complesso. Save the Children sollecita il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali a integrare il Piano Triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura con programmi specifici per l’emersione e l’assistenza dei figli dei lavoratori agricoli vittime di sfruttamento. Queste misure dovrebbero garantire il riconoscimento ufficiale di questi bambini, garantendo loro la residenza anagrafica, l’accesso ai servizi sanitari e l’iscrizione alla scuola. Inoltre, si richiede un coordinamento tra le autorità locali, gli uffici scolastici provinciali, i servizi sociali, le organizzazioni sindacali e del terzo settore per monitorare la presenza dei minori nei territori agricoli e fornire i servizi di base necessari.

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