Ministro, non vanifichi tutto con una promozione obbligatoria. La credibilità è importante. Lettera

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Inviata da Marina Di Marco – Caro Ministro, mi chiamo Marina ed insegno Lettere in una scuola secondaria di I grado a San Pietro a Patierno, periferia nord-orientale di Napoli.

Un insegnante, ovunque, non è solo chi ti fa conoscere dei saperi, è un adulto di riferimento, una persona che lascerà “un segno” nella crescita personale, non solo didattica. Io considero un privilegio fare questo lavoro, non ho iniziato così la mia vita lavorativa, ma l’insegnamento mi fa sentire “utile”: tocco con mano ogni giorno la “risposta” degli alunni: ragazzi e ragazze che imparano a stare insieme, a collaborare, vedono opportunità nel loro futuro, acquistano consapevolezza, arrivano a pensare che anche loro “possono”: possono imparare, possono partecipare a concorsi e vincere, possono capire quello che dice il tg, possono “diventare” chi vogliono, se si impegnano.

Considero alcuni dei miei alunni eroi: si svegliano e preparano da soli, vengono a scuola da soli, non hanno libri ma studiano leggendo gli appunti forniti dai professori dalla piattaforma digitale, sullo smartphone (perché quello, le famiglie lo comprano, sempre). E il nostro messaggio è, sempre: tu puoi farlo, puoi riuscirci, se t’impegni. Sono soli, ma ci provano, perché si sentono gratificati nel riuscirci, perché capiscono che noi ci teniamo a loro (“Prussurè, ù ffaccio per te”). Ma ci sono anche quelli che non collaborano, che cercano una qualche visibilità tra pari o magari hanno lacune enormi ma che non vogliono mostrare e allora si rifiutano; e ci sono le famiglie a cui non importa assolutamente nulla di quello che accade a scuola, famiglie che, in questo periodo, lasciano dormire i figli fino a mezzogiorno, così non danno fastidio.

Ma noi teniamo duro, ci proviamo e riproviamo: telefoniamo, ritelefoniamo, videolezione tutti i giorni per recuperare una routine regolare, spiegazioni ed esercizi in piattaforma. Ci sono colleghi che non hanno molta dimestichezza con gli strumenti digitali e che s’impegnano il doppio per imparare ad usare bene la piattaforma e contemporaneamente fornire ai loro alunni il miglior supporto possibile. Gli insegnanti sono anzitutto educatori, ci dice sempre la nostra grande vicepreside, e noi ci crediamo.

Per favore, Ministro, non vanifichi tutto con una promozione obbligatoria. La bocciatura è anzitutto bocciatura del prof, secondo me: quando una/un alunna/o non “risponde”, ci provo e riprovo cercando di capire cosa non funziona, e se non sono riuscita a portare qualcuno ad un livello accettabile, in un anno, mi sento sconfitta per prima, ma penso anche che la meritocrazia è importante, so che veder riconosciuto il proprio impegno è fondamentale per i nostri alunni: livellarli tutti, già da ora, per loro significherà: “E che m’impegno a fare?”.

Se fino ad ora gli abbiamo detto: “Chi si impegna va avanti” (perché è una questione d’impegno non di livelli raggiunti), una promozione a prescindere darà ragione a chi gli aveva detto “Che lo fai a fare?”, sarà un messaggio diseducativo.

Se ora lei legifera che ci sarà una promozione collettiva a prescindere, li perderemo: smetteranno di svegliarsi presto per seguire la videolezione, smetteranno di fare i compiti, smetteranno d’impegnarsi, perderanno il contatto con la scuola, intesa come palestra di vita, di socialità, di legalità, di tutti quelli bei concetti che tanto sentiamo nei discorsi ufficiali dei nostri dirigenti, ma tutti, anche noi adulti abbiamo bisogno di uno stimolo per impegnarci: non glielo tolga, signora Ministro. La promozione è la ricompensa per il loro impegno: così gli abbiamo insegnato, mettendoci la faccia; non ci tolga credibilità. La credibilità è importante, anzi è fondamentale, per chiunque e ancor più per un educatore.

Grazie per il suo impegno

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