“Ministro, mi chieda scusa”

di Lalla
ipsef

prof. Anna Smeragliuolo Perrotta – Egregio ministro Maria Stella Gelmini, avrei tanti motivi per scriverle, poiché sono una precaria della scuola. Ma credo che mi spinga a scriverla soprattutto il bisogno di ricevere le sue scuse.

prof. Anna Smeragliuolo Perrotta – Egregio ministro Maria Stella Gelmini, avrei tanti motivi per scriverle, poiché sono una precaria della scuola. Ma credo che mi spinga a scriverla soprattutto il bisogno di ricevere le sue scuse.

Proprio così. Lei mi dovrebbe delle scuse, poiché pur essendo abilitata col massimo dei voti nell’insegnamento del Latino e del Greco e riuscendo a raggiungere nel 2009 il ventisettesimo posto in una graduatoria ad esaurimento difficile come quella della provincia di Caserta, non lavoro da due anni, non essendo rientrata nel “salvaprecari” (poiché nell’a. s. 2008-9 ho lavorato per quasi duecento giorni, ma in due scuole diverse) e vedo lavorare colleghi che si trovano alla fine di questa graduatoria, in classi di concorso in cui non avrebbero dovuto insegnare. Mi dovrebbe le sue scuse, poiché non aggiornerò il mio punteggio e rimarrò indietro per i prossimi anni, senza la possibilità di un incarico.

In nome di cosa è stata creata questa ulteriore discriminazione tra docenti abilitati? Della continuità didattica, forse? Agli alunni, di certo, il salvaprecari non ha giovato. Ma nemmeno ai docenti, mi creda. Se fosse stato un provvedimento ispirato dalla reale intenzione di salvaguardare il posto di lavoro degli insegnanti colpiti dai suoi stessi tagli, avrebbe dovuto riguardare tutti i precari, non solo i più fortunati. L’unica cosa seria da fare a questo punto sarebbe, a mio parere, la revoca dei tagli all’Istruzione Pubblica.

Vale la pena aggiungere che sono una cittadina di sinistra, spettabile Ministro. Ma sa, ogni volta che sono entrata in classe non ho mai nemmeno lontanamente pensato di fare propaganda politica; non perché prevedevo che Gabriella Carlucci un giorno si sarebbe interessata agli insegnanti, ma perché è già previsto dalla Costituzione italiana che un docente non faccia propaganda politica ed io conosco molto bene quali sono i miei doveri e i miei diritti.

Eppure, non immagina quanti sono i professori che entrano in classe sbandierando le loro idee di destra e “giocando” a fare il saluto fascista. Anche nella mia città, Aversa, il sindaco (di destra!) è un professore, come sua moglie, eppure nessuno si è mai preoccupato che il suo bacino elettorale avesse potuto attingere dalla scuola e nessuno se ne preoccuperà mai, lo so bene. Come so bene che anche quest’anno le regioni più colpite dai tagli all’istruzione saranno le meridionali e sono consapevole che l’anno prossimo dovrò lasciare la mia famiglia per trovare lavoro (precario) in un’altra città che non mi vuole e in cui io non vorrei andare. Ecco l’estrema beffa per i precari meridionali: essere vittime di una politica che investe solo al Nord ed essere poi trattati con ostilità dalla stessa politica che li costringe a emigrare! Non basta essere danneggiati da un piano legislativo che taglia risorse al bene pubblico per destinarlo al privato!

Mi rendo conto che il suo compito è questo, esattamente come quello dei leghisti in Parlamento: tagliare i fondi al Sud. Quindi, credo che sia venuto il momento di smetterla di attribuire la decadenza della scuola pubblica alla politica dei Governi che l’hanno preceduta, perché ogni ministro prende su di sé la responsabilità di tutta la storia del Paese, senza scaricarla su altri: se un bravo insegnante ha degli alunni deboli nelle sue materie, se ne prende la responsabilità, indipendentemente dagli insegnanti che tali alunni hanno avuto in precedenza.

Ma nemmeno la storia del Paese sembra stia molto a cuore, né a lei, né al suo Governo. È evidente non solo dai vostri tagli alle Scienze (!) storiche, ma anche dalle vostre proposte di riordino delle classi di insegnamento: il Latino tende a sparire dallo Scientifico e, per dare spazio ai colleghi della classe A051 che perderanno la cattedra, avete proposto di separare le cattedre di Latino e Greco al Liceo classico, destinando i precari della A052 a non trovare più collocazione, a sparire. Immagino che lei consideri le lingue antiche un’amenità. Perché studiare Greco antico, del resto, se l’italiano è una lingua romanza? Glielo spiego in breve: perché la storia del Mediterraneo testimonia un mondo culturale bilingue (latino e, ancor di più, greco) durante i secoli in cui si formava la nostra identità. Perché l’Italia, per le stesse ragioni geografiche che oggi la mettono al centro della questione-immigrati e sbarchi clandestini, per essere cioè una terra che, a differenza dei suoi abitanti, si immerge senza paura nel Mediterraneo, è stata un centro privilegiato di scambi culturali che le hanno donato una storia culturale, originale, singolare, che in gran parte deve essere ancora approfondita. Ci sono altri, più adeguati rispetto a me, a tenere lezioni di Umanesimo e Rinascimento italiano, per cogliere l’influenza dei lirici greci in Leopardi o in Quasimodo, nella letteratura contemporanea e, quindi, non aggiungo altro.

Ma è venuto il momento, Ministro, che lei mi chieda scusa.

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