Il ministro Kyenge sull’episodio di Bergamo:” La scuola non può rinunciare al suo ruolo di laboratorio d’integrazione”

di Giulia Boffa
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GB – "Sbaglia chi rifiuta la convivenza con alunni d’origine straniera.Non è facile giudicare, ma la scuola non può rinunciare al suo ruolo di laboratorio d’integrazione".

E’ il commento di Cécile Kyenge, ministro all’Integrazione, sul quotidiano "La Repubblica" alla lettura della notizia che arriva da Bergamo, sulla fuga dei bambini da classi affollate di stranieri.

GB – "Sbaglia chi rifiuta la convivenza con alunni d’origine straniera.Non è facile giudicare, ma la scuola non può rinunciare al suo ruolo di laboratorio d’integrazione".

E’ il commento di Cécile Kyenge, ministro all’Integrazione, sul quotidiano "La Repubblica" alla lettura della notizia che arriva da Bergamo, sulla fuga dei bambini da classi affollate di stranieri.

"Per questo – dice –  è necessario un percorso all’interno della scuola, che coinvolga insegnanti, presidi, genitori. Bisogna far capire che molti bambini definiti stranieri, in verità stranieri non sono. Anche per questo è urgente una riflessione, a tutti i livelli, che ridisegni il concetto di cittadinanza".

Riguardo al  tetto indicativo del 30 per cento di alunni stranieri per scuola, introdotto con la circolare Gelmini dell’8 gennaio 2010,il ministro dice "È un’indicazione discussa e spesso non applicata dalle scuole. Ripeto: ci sono tanti alunni figli di immigrati, ma nati e cresciuti in Italia. Come possiamo definirli ancora stranieri e costringerli dentro quella quota del 30 per cento?".

"Sta alla scuola la responsabilità di far capire e di promettere ai genitori che la didattica non sarà rallentata dal carattere multietnico della classe e anzi che questo potrà essere una ricchezza".

Ma non bisogna creare classi ghetto:"Mettere tutti i bimbi nati da genitori stranieri in una classe sarebbe una discriminazione".

Per la Kyenge, quindi, bisognerebbe "far crescere i nostri figli con la trasparenza e l’ingenuità che gli è propria". Con un invito agli adulti: "Rileggere "Il Piccolo principe", che ci richiama a capire cosa vogliono i nostri figli".

 

Corti (BG). I genitori ritirano i figli perché ci sono troppi bambini stranieri in classe

 

 

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