Ministro, faccia in modo che a partecipare al concorso siano solo gli abilitati. Lettera

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Signora ministra Giannini, sono una venticinquenne neolaureata che sogna di poter un giorno entrare in un’aula scolastica per dare il proprio contributo alla formazione delle nuove generazioni, dei futuri cittadini italiani.

Signora ministra Giannini, sono una venticinquenne neolaureata che sogna di poter un giorno entrare in un’aula scolastica per dare il proprio contributo alla formazione delle nuove generazioni, dei futuri cittadini italiani.

Nonostante mi sia dedicata durante il mio percorso universitario agli studi umanistici, porto con me un bagaglio e una forma mentis che derivano dalla mia formazione liceale di impostazione scientifica.

Dei (credo) migliaia di teoremi che ho studiato durante il liceo ricordo una formula ricorrente, “condizione necessaria”: affinché il teorema sia valido si devono verificare alcune condizioni, necessariamente. Un bando è un po’ come un teorema: ci sono dei requisiti (le condizioni) che il partecipante deve avere, se non soddisfa quei requisiti non può partecipare (il teorema non si può applicare).

Sarà per questa mia (de)formazione mentale, sarà per l’ingenua fiducia nel rispetto delle regole, sarà per la speranza nell’esistenza della correttezza, ma io, non essendo in possesso di un titolo abilitante, non ho partecipato al concorso scuola 2016 poiché, stando al bando, riservato agli abilitati.

Alla luce di tutti i ricorsi che sono stati presentati mi sorge spontanea un’osservazione: fare in modo che i requisiti stabiliti dal bando vengano rigorosamente seguiti è una forma di rispetto verso chi, come me, crede nell’osservanza delle regole, ma soprattutto verso coloro che con sacrificio si sono applicati per superare le difficili prove di ammissione al TFA e hanno speso energie, tempo e, non ultimo, denaro per conseguire un’abilitazione nella speranza di avere una possibilità in più rispetto ai non abilitati.

Faccio ancora parte di quella esigua minoranza di giovani italiani che tuttora crede in questo paese, sono tra i pochi giovani che non sogna di andare in un altro paese, “dove le cose funzionano meglio”. Non mi faccia cambiare idea, non mi faccia smettere di sperare in un futuro in cui si avrà la certezza che le scorciatoie e i cavilli non porteranno a risultati.

Dunque le chiedo, onorevole ministra, di fare quanto meno tutto ciò che è in suo potere perché questo concorso sia realmente riservato ai soli abilitati. In ballo non ci sono solo dei posti di lavoro, ci sono anche il rispetto nei confronti delle persone oneste e la già precaria fiducia in quest’Italia che ha invece ogni giorno più bisogno di persone positive e propositive.

La ringrazio per l’attenzione e le porgo distinti saluti.

Giulia Colesso

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