Ministro Bussetti: ascoltì sì, ma dia un segnale concreto alla scuola in tempi brevi. Lettera

di redazione
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Gianfranco Scialpi – Il ministro Bussetti, ha promesso che ascolterà il mondo della scuola. D’accordo, purché questa fase non sia troppo lunga! È importante entro giugno dare un segnale “chiaro e forte” alla scuola.

Il primo atto del Ministro Bussetti

Ha dichiarato il nuovo Ministro dell’Istruzione: “Da pochi giorni – scrive – ho assunto la carica di Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Intendo svolgere questo ruolo mettendo al servizio del Paese l’esperienza di una persona che ha sviluppato il suo percorso professionale tutto all’interno del mondo dell’istruzione. Desidero ascoltare con cura e attenzione tutte le componenti della scuola, per affrontare il lavoro insieme, nel rispetto dei ruoli. Che la scuola sia per tutti una finestra sul mondo

I rischi dell’ascolto

L’approccio mi sembra corretto. Ascoltare tutti!  Gli ex Ministri Carrozza, Giannini, Fedeli hanno applicato questo metodo, che si è rivelato, soprattutto per gli ultimi due una strategia comunicativa vuota e insignificante. In altri termini, è servita a gettare “fumo negli occhi”, in quanto “le carte erano già pronte”. Queste presentavano una riforma di Palazzo (molte analogie con il Disegno di legge Aprea), dettata anche da soggetti “esterni” (Tre Elle) alla scuola reale. Il risultato una riforma non riconosciuta dal mondo della scuola. Ha postato recentemente la senatrice B.L. Granato” Renzi  col suo stuolo di yes men/women ha ridotto la scuola a qualcosa di irriconoscibile di cui solo chi la vive può avere piena consapevolezza. Renzi, da buon patrocinatore di lobbies, non eletto da nessuno, nel 2015 ha deciso di chiudere i ponti con docenti e personale della scuola e si è rivolto direttamente ad una associazione costituita da imprenditori che operano nel campo della formazione , TreeLLLe , per redigere un testo che deformava l’assetto costituzionale della scuola.
Detto questo, è importante che la fase di ascolto attuata dal Ministro Bussetti, non si prolunghi troppo. Se ciò avvenisse, allora sarebbe chiaro il suo scopo: l’immobilismo! Non fare nulla, perché molte promesse fatte al mondo della scuola costano!

Dare un segnale concreto alla scuola! A breve!

L’ascolto dovrà essere breve, perché al Miur sono presenti due uomini di scuola (Bussetti, Giuliano) e quindi conoscono i problemi. Inoltre   nel contratto di governo è già definito il percorso.  Si legge: “In questi anni le riforme che hanno coinvolto il mondo della scuola si sono mostrate insufficienti e spesso inadeguate, come la c.d. “Buona Scuola”, ed è per questo che intendiamo superarle con urgenza per consentire un necessario cambio di rotta, intervenendo sul fenomeno delle cd. “classi pollaio”, dell’edilizia scolastica, delle graduatorie e titoli per l’insegnamento. Particolare attenzione dovrà essere posta alla
questione dei diplomati magistrali e, in generale, al problema del precariato nella scuola dell’infanzia e nella primaria. ”
Costituirebbe un bel segnale “chiaro e forte” se entro la fine del mese, il governo avviasse la sua “controriforma” abolendo “senza se e senza ma” la legge 107/15 e l’obbrobrio organizzativo delle classi pollaio e superpollaio (aumento degli alunni per classe, dovuto al divieto di nominare un supplente il primo giorno di assenza del titolare). Sono consapevole che soprattutto il secondo punto ha un costo! Ma se consideriamo che è in gioco la formazione dei nostri figli, allora ogni considerazione economica cade.
Scriveva D.Bok (1971) “Se la cultura costa, immaginate l’ignoranza

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