Ministro, aiuti gli atleti agonisti a conciliare la scuola e lo sport. Lettera

di redazione
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Inviato da Salvatore Martano – Gentile Ministro, siamo due amici e compagni di sport e spesso ci troviamo, specialmente durante le lunghe pedalate in mountain bike, a parlare dell’importanza della scuola e dello sport per la crescita dei ragazzi.

Uno di noi, infatti, è il padre di un pre – adolescente che affronta seriamente, ma con sacrifici immensi, sia lo sport agonistico che lo studio, perché ha appreso dalla sua famiglia che entrambe le cose sono importanti per la sua maturazione fisica, umana e culturale.

Durante le nostre lunghe e stimolanti conversazioni, vengono manifestate sia le preoccupazioni di un padre che vorrebbe che né la scuola, né lo sport si trasformassero in un peso per il figlio quasi adolescente, sia quelle di un insegnante motivato, molto preoccupato per l’appiattimento del curriculum scolastico.
Il primo, infatti, si lamenta spesso per le difficoltà con cui moglie e marito si trovano a dover incastrare le lezioni scolastiche, i compiti a casa, i progetti, i tornei con la vita familiare e i momenti di gioco spensierati del figlio agonista. Il secondo, invece, crede che sia necessario insegnare a tutti gli alunni la matematica necessaria per la vita quotidiana e introdurli al metodo scientifico, ma trova molto demotivante dover approfondire alcuni argomenti, che richiedono grandi capacità di astrazione, con alunni che non sono affatto predisposti e interessati a questo tipo di formazione. Entrambi ci domandiamo se questa uniformità di curricula non sia più dettata da esigenze di categoria e organizzative che da una vera e propria utopica volontà di eguagliare l’accesso al sapere di tutti.

La soluzione potrebbe essere l’elaborazione di curricula flessibili che rendano facoltativi i corsi avanzati di lingua, arte, matematica, ecc. Ovviamente le scuole superiori, prima e, successivamente le università potrebbero ritenere necessaria la frequenza con profitto a determinati corsi per l’ammissione degli alunni. In questo modo, si rispetterebbero le ambizioni dei ragazzi che sono molto variegate e si aiuterebbero tutti a realizzare il loro personalissimo progetto di vita. Gli agonisti potrebbero optare, per esempio, per un piano orario più snello che permetta loro di affrontare lo sport, la scuola e la vita con serietà e tranquillità e aiuti le famiglie nella gestione dei tempi e degli impegni. Alcuni corsi potrebbero essere, inoltre, recuperati mediante apposite scuole estive.

Ci siamo permessi di rivolgerci a lei perché la nostra proposta deriva dal confronto di un genitore e di un operatore del settore e dalla sintesi dei loro bisogni, riteniamo, quindi, che non si tratti di una riflessione di parte. Sappiamo, inoltre, che, grazie alla sua formazione specifica, è particolarmente sensibile alle tematiche dello sport e del benessere e che queste rientrano tra le sue priorità. E’ giunto veramente il momento per la scuola italiana di tornare ai contenuti e, nel contempo, di pensare a una riforma strutturale che parta dalle esigenze degli alunni e delle famiglie. Nel corso degli anni, infatti, ci sembra che si siano cercati di fondere la nostra scuola di stampo gentiliano, con un’accozzaglia di progetti disorganici che le dessero un’immagine più moderna e con le esigenze delle diverse categorie. Il risultato è una sintesi maldestra che non sempre porta i risultati attesi. Ripartiamo dalle esigenze degli studenti, dalle loro ambizioni e dalla certezza che ognuno di noi ha delle inclinazioni naturali e che ha il diritto di coltivarle nel migliore dei modi.

Sperando che queste nostre poche righe vengano realmente analizzate con interesse, porgiamo i nostri saluti.
Salvatore Martano, genitore
Paolo Martena, insegnante.

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