Ministra, non ci chieda esami di Maturità “seri”: in tanti casi saranno a lutto. Lettera

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inviata da Maria Enea – Cara ministra Azzolina, vorrei fare due chiacchiere con lei. Quando lei veniva al mondo, nel 1982, io ero una liceale.

Quando lei muoveva i suoi primi passi, io mi diplomavo. Formidabili quegli anni. Non c’è un singolo giorno di quei cinque anni di liceo che io non vorrei rivivere. Sto raccontando quel periodo in un libro in fase di composizione. Perché la scuola, soprattutto il liceo, è per i ragazzi, il periodo più bello della vita. Non è solo studio, ma un insieme meraviglioso: si cresce, si cambia, ci si confronta, si ride e si piange insieme, ci si arrabbia, ci si innamora. Nascono amicizie incrollabili. I miei compagni del liceo sono i miei amici della vita.

Ora sono una docente liceale di ultratrentennale esperienza. Amo il mio lavoro. Perché l’insegnamento non è distanza, così come essere compagni di scuola non lo è. Insegnare è come prendersi cura di una piantina in crescita.

Le nostre vite sono state improvvisamente interrotte. Quando esco, una volta alla settimana, per fare la spesa, mi attrezzo come se andassi alla guerra, una guerra contro il più subdolo tra i nemici. Quando torno, mi devo decontaminare. La stessa esperienza si vive nelle case di tutti gli italiani.

Non so se lei, ministra, stia vivendo allo stesso modo questi orribili giorni. Io ho una madre di ottantaquattro anni che non vedo da settimane, un marito medico a cui il servizio sanitario nazionale non ha fornito i dispositivi di sicurezza, due figli reclusi in casa. La vita si svolge nelle nostre abitazioni trasformate dalla necessità in prigioni.

Sa, ministra, i ragazzi non sono numeri. Sono persone vere. Si chiamano Vincenzo, Adriano, Simona, Lorena, e così via. Vincenzo è flemmatico e fuma. Simona ha un carattere forte e ama lo studio. Ognuno di loro ha ben precise caratteristiche. Sono leoni in gabbia, i ragazzi. Penso soprattutto alla mia quinta liceale, che ha perso l’anno più bello e il viaggio di istruzione. Una generazione viziata, dicono tutti, che però sta affrontando l’esperienza più dura degli ultimi cento anni, guerra a parte.

Quindi non ci dica di valutare e non ci chieda di svolgere esami di maturità “seri”. Perché non saranno soltanto seri. In tanti casi, e in varie zone, saranno proprio a lutto.

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