Ministra Fedeli, abbiate il coraggio di dare tutto il bonus merito nello stipendio. Lettera

di redazione
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Gentile Ministra, chi le scrive è, mentre Lei incontra la popolazione pisana al Circolo ARCI di Pappiana, impegnato in un corso di formazione dell’INDIRE sulla Didattica Laboratoriale Innovativa nei Poli Tecnico-Professionali, altrimenti sarebbe stato presente, ad esporre personalmente le idee di seguito riportate.

Mi occupo da molti anni di valutazione dei docenti, sia avendola personalmente esercitata, nelle Scuole di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario, sia avendone fatto oggetto di studio, scaturito in alcuni articoli ed interventi a convegni e seminari.

Negli organismi collegiali di valutazione di cui ho fatto parte (esami di ammissione alla scuola di specializzazione, esami intermedi dei corsi, esame finale abilitante) ho sempre avuto davanti a me la chiara percezione della complessità e della delicatezza del processo di valutazione di una figura, quella docente, caratterizzata da: “competenze disciplinari, psicopedagogiche, metodologico-didattiche, organizzativo-relazionali e di ricerca, documentazione e valutazione tra loro correlate ed interagenti, che si sviluppano col maturare dell’esperienza didattica, l’attività di studio e di sistematizzazione della pratica didattica.” (Contratto nazionale di lavoro, articolo 27). Come membro di commissione ho sempre cercato di curare innanzitutto la verifica degli aspetti disciplinari, e, limitatamente alla mia esperienza professionale accompagnata dallo studio riflessivo sugli aspetti psicopedagogici e metodologico-didattici, di contribuire ad una visione globale della preparazione e delle attitudini specifiche dei candidati, in sinergia coi membri universitari della commissione, che più di me potevano garantire la solidità dei saperi disciplinari, e, per quelli che erano ricercatori di didattica, anche della solidità e della fondatezza delle scelte metodologiche effettuate dai candidati nei loro percorsi didattici, attuati o solo progettati; il tutto nel pieno rispetto della libertà di insegnamento, che è anche libertà di scelta metodologica, e che si può esercitare solo con una adeguata preparazione che consenta, appunto, di scegliere tra più opzioni. Ovviamente una commissione mista scuola-università è, oltre che garanzia di competenza, anche garanzia di terzietà.

Non così il modello valutativo della 107, brutale e primitivo, certamente “economico” perché “fatto-in-casa”, posto nelle mani “del capo”, ovvero di un singolo soggetto, disciplinarmente incompetente (eccetto che per i docenti della propria disciplina di ex insegnamento), monocratico, in palese conflitto di interessi, in quanto parte del processo che è chiamato a valutare. I docenti, esperti di valutazione, a cui viene inflitto un tale aberrante sistema, vivono tutto questo come un vero e proprio incubo. Sia in termini personali, perché ricattati nelle proprie scelte metodologiche, sia in termini professionali, perché questa “valutazione” nulla ha a che vedere con ciò che essi, in quanto esperti dell’argomento, conoscono, ovvero un processo complesso e multidimensionale; lento, fatto di osservazioni iniziali, in itinere e finali; i docenti conoscono l’importanza della valutazione formativa prima ancora che sommativa, mentre essi sono sottoposti ad una valutazione che più che sommativa potremmo definire sommaria, senza aver fruito i vantaggi di quella formativa. E non confondiamo il pur pregevole lavoro individuale di valutazione quotidiana dei propri alunni e delle proprie alunne con la valutazione di cui stiamo parlando, ovvero un processo produttivo di effetti giuridici ed economici : per gli studenti una tale valutazione, come atto amministrativo, viene prodotto negli scrutini, da un organo collegiale “perfetto” (il consiglio di classe, ristretto alla componente docente – e senza improprie presenze esterne – nella sua composizione integrale), tanto è chiaro al legislatore come la visuale dei singoli membri del consiglio non possa che essere parziale rispetto alle competenze che si vogliono valutare.

Viceversa, per valutare i docenti la legge 107 introduce un singolo organo monocratico e incompetente, il quale si serve d el parere non vincolante di un organo, il cosiddetto “ comitato di valutazione”, snaturato nelle sue funzioni, contenente anch’esso membri incompetenti e in conflitto di interessi (genitori e studenti), lasciando intendere, in un paese in cui la cultura della valutazione stenta a crescere, che per valutare (e in particolare per valutare docenti!) non occorrano particolari competenze . Una strizzatina d’occhio a chi pensa che anche il lavoro di valutazione dei docenti sia qualcosa di improvvisato, che magari va dietro a simpatie e antipatie… che è esercizio di potere e non strumento per crescere…

Lei, Ministra, si presenta in questo collegio elettorale, e temo che avrà la sorpresa di non poter contare su molti dei voti che forse il PD crede ancora di avere in questo territorio; ma se vuole provare a mettersi in sintonia con con i suoi potenziali elettori , ammetta, e non per convenienza ma per un ragionamento di basilare semplicità, quale cumulo di sciocchezze sia concentrato nella legge 107. In queste poche righe mi sto concentrando su l tema de lla valutazione dei docenti, perché molto del resto si sta sgretolando da sé (la chiamata diretta che nessun preside a Pisa e provincia ha fatto, la paventata soppressione delle graduatorie di istituto di terza fascia, puntualmente smentita dal decreto di aggiornamento, la valutazione dell’anno di prova nelle mani del dirigente, disapplicata dal Decreto n. 59 sulla formazione iniziale dei docenti di scuola secondaria, i cui decreti attuativi sono stranamente fermi presso gli Uffici del Suo ministero ).

Abbiate il coraggio, in questa legislatura ormai agli sgoccioli, di dare un segnale preciso: dirottare anche le risorse residue d el “bonus” elargito dal dirigente, sbagliato e controproducente, nella retribuzione professionale docente, come riconoscimento per una professione che lo stato italiano si è sempre permesso di non pagare adeguatamente; un’indennità di funzione che stando agli ultimi fatti di cronaca potrebbe assumere anche la nuova forma di indennità di rischio.

E, visto che investire adeguatamente sul la scuola e sulle/sui docenti appare ancora come qualcosa di visionario , investite almeno in una campagna di “pubblicità progresso” finalizzata a suscitare rispetto e gratitudine per una figura a cui molto si chiede e pochissimo si riconosce.

Maurizio Berni, docente e formatore di insegnanti.

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