Ministra Azzolina, non toglieteci la voglia di dire sempre sì. Lettera


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Inviata da Elisabetta Mori – Caro Governo, cara Ministra Azzolina, scrivo anche a nome di tutti gli insegnanti che si ritroveranno tra le righe di questa lettera, perché siamo in tanti a subire le condizioni in cui ci fate lavorare.

Sono un’insegnante della scuola primaria, precaria da anni. Sono nel
limbo della seconda fascia in attesa del concorso… del concorso
straordinario a dire il vero.

Sono anni che, tra settembre e ottobre, attendo la “chiamata”, quella
famosa che arriva all’improvviso, senza preavviso, e che ti costringe a
lasciare di punto in bianco quello che stai facendo.

Quel “SI” è importantissimo, perché rinunciare significherebbe rischiare di
non essere richiamati nuovamente o, almeno, no così presto.

Appena pronunci quel “Si, accetto, sto arrivando” devi riorganizzare tutto.
Cercare un posto dove abbandonare i figli piccoli, sperando non facciano
capricci. Pregare di essere in possesso di un valido mezzo di trasporto in
quel momento e di non trovarsi, naturalmente, in un posto lontano km e
km dalla scuola!!! Si deve essere pronti subito! Non si scherza, perché se
rinunci dietro di te c’è una fila che spera di poter lavorare (giustamente).
Con gli anni e il punteggio accumulato è cambiato qualcosa. Oltre alla
chiamata arriva la mail di convocazione che ti lascia un po’ più di tempo per organizzarti, quella mail in cui sei in elenco con tanti nelle tue stesse condizioni e, senza voler male a nessuno, speri che quelli prima abbiano altro da fare, anziché accettare la supplenza.

Va bene, va bene anche questo pur di fare il lavoro che amiamo. Va bene
anche investire l’amore, il tempo, la passione in ogni classe e scuola dove
ci chiedete di fare supplenze anche brevi, brevissime.

Ci avete chiesto di fare la DAD e noi abbiamo risposto in coro, ancora una
volta “Si, siamo pronti” e stiamo dando tutto quel che possiamo in questo
momento difficile. Tempo, professionalità, sacrifico, ore e ore di lavoro
(molte di più di quelle da contratto), pur sapendo che a fine incarico ci
lascerete a casa, nel solito limbo.

Lo facciamo per la scuola, per gli alunni, per soddisfare la nostra
passione… lo facciamo perché vogliamo fare questo mestiere pur consapevoli che, a fine incarico (30 giugno nelle annate più fortunate),
dobbiamo lasciare quella classe, quei bambini, assieme a tutta la
competenza e la passione che è stata investita.

Caro Governo, cara Ministra, sapete quanto ci costa lasciare le classi in
cui, per un anno, abbiamo costruito tanto? Tantissimo. Certo, abbiamo
fatto esperienza, abbiamo lasciato un segno… Bene! E tutto questo non è
sufficiente a sollevarci dall’umiliazione di tentare un concorso ordinario
con una manciata di posti a regione?

Tutti questi anni in cui non ci siamo risparmiati mai con i nostri “SI,
arriviamo, arriviamo a portare la nostra voglia di insegnare, la nostra
esperienza, il nostro amore per questo mestiere”, a cosa sono serviti?
Non abbiamo dimostrato le nostre competenze? E l’esperienza di tanti
anni di servizio sul campo non sono forse più importanti delle risposte
giuste ad un quiz?

Inoltre mi domando… Se non è possibile gestire le nostre richieste per
aggiornare le graduatorie, come si farà a gestire le infinite richieste di
partecipazione al concordo ordinario, in questo momento critico?
Mi dispiace, questo concorso è un’offesa alla dignità di chi dice “SI” alla
scuola ad ogni chiamata e convocazione. E’ uno schiaffo a chi ha punteggi
che dimostrano il lavoro sul campo ed invece si pretende il punteggio da
un quiz.

Vi prego, Governo e Ministra, non ci togliete la voglia di dire “SI”. Dateci
la possibilità di coltivare le nostre classi in maniera continuativa con il
ruolo, perché abbiamo tanto da dare e da ricevere dagli alunni.
Aiutateci a vivere con dignità il lavoro che amiamo.

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