Il Ministero dell’Economia dà disposizioni sull’attuazione del blocco fino a tutto il 2014

di
ipsef

ANIEF – Il MEF dichiara di aver “proceduto alla proroga di un anno delle classi e degli scatti con decorrenza dal 2 gennaio 2014 in poi” e che gli Uffici preposti alla formulazione delle ricostruzioni di carriera “dovranno tener conto di tale intervento ai fini dell’attribuzione delle classi successive”.

ANIEF – Il MEF dichiara di aver “proceduto alla proroga di un anno delle classi e degli scatti con decorrenza dal 2 gennaio 2014 in poi” e che gli Uffici preposti alla formulazione delle ricostruzioni di carriera “dovranno tener conto di tale intervento ai fini dell’attribuzione delle classi successive”.

Anief conferma la volontà di ricorrere alla CEDU per difendere il diritto alla contrattazione e all’aumento di stipendio: con lo stesso “metro” di giudizio, domani lo Stato potrebbe anche decidere di tagliare lo stipendio o la pensione.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze invia disposizioni su come applicare ai dipendenti del comparto scuola il D.P.R. n. 122 del 4 settembre scorso, pubblicato sulla G.U. del 25 ottobre 2013, relativo alla proroga fino al 31 dicembre 2014 del blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali per i pubblici dipendenti, introdotta con l’art. 9, comma 21 del D.L. 78/2010. Attraverso il messaggio n. 157 del 27 gennaio 2013 il MEF comunica, come anticipato con messaggio n. 152/2013 del 19 dicembre 2013, che per il personale del comparto Scuola, “sulla rata di gennaio 2014 si è provveduto all’applicazione del DPR in oggetto”. Nel dettaglio, il MEF dichiara di aver “proceduto alla proroga di un anno delle classi e degli scatti con decorrenza dal 2 gennaio 2014 in poi” e che gli Uffici preposti alla formulazione delle ricostruzioni di carriera “dovranno tener conto di tale intervento ai fini dell’attribuzione delle classi successive”.

Di fatto, quindi, si realizza quanto previsto dal D.P.R. n. 122/2013, che ha sancito la nullità dell’accordo sulla copertura degli scatti automatici e sugli aumenti disposti dai contratti a partire dal 2011. Che vengono ridotti a ‘una tantum’, ovvero a mere indennità che non avranno effetti ai fini delle retribuzioni di carriera. La proroga, inoltre, è stata avallata del parere della Consulta: che attraverso le sentenze n. 304 e n. 310/2013 della Corte Costituzionale si è detta favorevole al blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici.

Come se non bastasse, al danno si aggiunge la beffa: per effetto della Legge di Stabilità, l’indennità di vacanza contrattuale è stata “sospesa” sino al 2017. Considerando che la legge fa riferimento al comma 17 dell’art. 9 della Legge 122/2010, i valori stipendiali del personale della scuola, da adeguare all’inflazione, rimangono di fatto fermi addirittura al 2009.

Anief però non si arrende. Non può essere leso lo stato di diritto di centinaia di migliaia di lavoratori. I quali, se venisse confermato il blocco stipendiale, subirebbero una palese diversità di trattamento rispetto ai magistrati e agli avvocati dello Stato: se la norma (legge 122/2010) ha un carattere tributario lo ha per tutti. E non solo per coloro che attraverso la sentenza n. 223/12, sempre della Consulta, si sono visti annullare l’art. 9, c. 21 della L. 122/2010. E quindi applicare, dalla fine dello scorso anno, quegli scatti negati a tutti gli altri pubblici dipendenti. Tutti questi principi devono essere difesi fino in fondo dal sindacato e dai singoli lavoratori, pubblici o privati, magistrati o cittadini, perché altrimenti tanto varrebbe cancellare l’articolo 1 della Costituzione italiana.

Per questi motivi il sindacato invita tutto il personale della scuola a costituirsi presso la Corte europea dei diritti dell’uomo. L’obiettivo è ribaltare nelle aule di giustizia quanto deciso dal Governo e avallato dal Parlamento. Non vi sono altre possibilità, ormai, per difendere il potere di acquisto degli stipendi e la professionalità di chi opera nella PA. Basta ricordare che proprio in questi giorni l’Inps ha comunicato che “nel 2012, anno "tra i più critici" per l’economia e la società italiana, i redditi delle famiglie ne hanno risentito in "maniera rilevante". Si sono infatti ridotti del 2% in termini monetari, ma in termini di potere d’acquisto la caduta è stata di ben 4,9 punti”.

Ricorrere alla CEDU significa difendere il diritto alla contrattazione e all’aumento di stipendio: con lo stesso “metro” di giudizio, domani lo Stato potrebbe anche decidere di tagliare lo stipendio o la pensione. Chi è interessato a ricevere le istruzioni operative può scrivere a [email protected].

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