Mini call veloce, flop a Bologna. Solo 17 insegnanti su 2137 accettano: “Meglio supplenti che lontano da casa”

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L’Emilia Romagna, a meno di un mese dall’inizio del nuovo anno scolastico, si trova ad affrontare una crisi di reclutamento degli insegnanti. Molti docenti scelgono di restare supplenti piuttosto che accettare una cattedra fissa lontano da casa, soprattutto a causa dell’elevato costo della vita.

Come segnala La Repubblica, un tentativo di assegnare 2137 posti di ruolo, prevalentemente nel sostegno, ha visto l’assegnazione di soli 17. Monica Barbolini, segretaria regionale della Cisl scuola, sottolinea che il fabbisogno di docenti di sostegno è in aumento, ma le posizioni disponibili rimangono inadeguate. Il caro affitti è un fattore significativo: un insegnante con uno stipendio medio tra 1200 e 1300 euro al mese fatica a coprire un affitto di 7-800 euro.

La conseguenza diretta è l’elevato numero di posti vacanti nelle scuole primarie, in particolare per i docenti di sostegno. Queste lacune andranno colmate da docenti precari, spesso non specializzati, nonostante la necessità di una maggiore continuità per gli studenti più vulnerabili.

Mentre le chat e le pagine social della scuola sono piene di annunci di insegnanti disperati in cerca di alloggi, le voci da sindacati come l’Usb e la Flc–Cgil confermano la crescente problematica. I docenti non vedono più le città dell’Emilia-Romagna come destinazioni desiderabili a causa degli elevati costi della vita, rendendo la situazione di reclutamento sempre più difficile.

Il Pd regionale, attraverso Stefano Caliandro, ha evidenziato la gravità del problema, mettendo in luce il rischio per la qualità dell’istruzione, soprattutto per gli studenti con bisogni educativi speciali.

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