Mineo (PD): incomprensibile ricatto subordine assunzioni a ritiro emendamenti. Operazione scuola sfuggita di mano a Renzi

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Per Corradino Mineo, giornalista e Senatore Pd della minoranza dem, l’operazione sulla scuola è tra i sintomi di una ingovernabilità ormai diffusa: “Renzi è vittima della macchina che lui stesso ha costruito”.

Per Corradino Mineo, giornalista e Senatore Pd della minoranza dem, l’operazione sulla scuola è tra i sintomi di una ingovernabilità ormai diffusa: “Renzi è vittima della macchina che lui stesso ha costruito”.

Senatore, quali sono state le sue prime impressioni dopo l’annuncio della frenata sulle assunzioni.

“Da un lato mi fa piacere che il Premier abbia ammesso che il Ddl sulla scuola va cambiato e che non si può licenziarlo senza un ascolto attento delle parti coinvolte. Tuttavia è incomprensibile e inammissibile il ricatto che subordina le assunzioni al ritiro degli emendamenti. Non ci sono ragioni tecniche per le quali le stabilizzazioni non si possano scorporare dall’impianto della riforma, serve un provvedimento d’urgenza a riguardo, a luglio potremo avere tutto il tempo necessario per discutere sul resto”.

Visto anche quello che è successo alle Regionali, la scuola potrebbe essere la Waterloo di Renzi?

“Sicuramente è un problema serio, il Pd ha perso una parte consistente di consensi proprio in uno dei bacini tradizionalmente più prolifici qual è il mondo degli insegnanti. D’altra parte il nostro Presidente del Consiglio è convinto che, in un clima generale di disgregazione sociale, il suo decisionismo possa facilmente sopperire anche alla defezione di questa parte di elettorato: basta raccontare che gli insegnanti stanno protestando contro il Ddl per difendere il loro posto di lavoro, e in questo modo mi conquisto i voti di quella parte di opinione pubblica in polemica con i privilegi del posto statale garantito. La vera Waterloo, a mio avviso, è però un’altra: sono 18 mesi che Renzi non fa che dire ‘datemi deleghe in bianco, semplifichiamo la democrazia e io governerò’, ma intanto è sotto gli occhi di tutti l’esatto contrario: l’immigrazione sta esplodendo, non c’è la volontà di riaprire una questione morale, tarda una reazione convinta a ‘Mafia capitale’. La deriva a cui andiamo incontro è quella di una ingovernabilità diffusa”.

L’idea che ci siamo fatti noi è che l’operazione sulla scuola sia un po’ sfuggita di mano allo stesso Premier…

“La macchina di Renzi in generale è caratterizzata da improvvisazione, il potere del Premier si regge sull’adesione fideistica dei suoi accoliti, che devono continuare a garantire il mito dell’invincibilità del capo potendo però dettare le regole del gioco. Renzi è nelle mani dei meccanismi che si è costruito, e questo non riguarda solo i media, ma anche le ex aziende pubbliche in cui sta mettendo i suoi uomini di fiducia. Per la scuola è analogo: una grossa fetta del partito se ne è sempre occupata, ma la mia idea è che non abbia ancora saputo superare polemiche ventennali che non hanno più molta ragione di essere. Ci si arrovella da anni sempre sugli stessi discorsi”.

Ci faccia un esempio.

“Quello più lampante è l’autonomia, che è servita come alibi per tutti i nodi fondamentali della riforma, dai poteri dei dirigenti alla valutazione dei docenti, mentre è mancata una riflessione sul fatto che essa è una forma e non un contenuto e che, declinata così come vuole il ddl e in assenza di un investimento perequativo, separa per esempio i destini delle scuole delle periferie da quelle del centro”.

Se ho ben capito per lei c’è ancora troppa ideologia nel Pd quando si parla di scuola. Quali sono i temi che, invece, metterebbe all’ordine del giorno?

“Gliene accenno uno, con la promessa di sviscerarlo in maniera più approfondita in futuro per i lettori di Orizzonte Scuola. La scuola pubblica di un tempo prometteva e garantiva mobilità sociale; quella di oggi, invece, proletarizza illudendo gli studenti, le famiglie e gli stessi insegnanti che basti puntare tutto sul nozionismo”.

Contro il nozionismo in realtà già da qualche lustro di straparla delle famose ‘competenze’, un termine mutuato dal gergo economico tanto per mettere, almeno sul piano ideale, un ponte tra scuola e mondo del lavoro. La politica, invece, che cosa dovrebbe avere il coraggio di dire?

“Dovremmo avere coraggio di dire ai ceti medi che la scuola non riuscirà mai più garantire la promozione sociale di un tempo, l’unica ragionevole promessa che ci si può aspettare da essa è che sappia far maturare una buona coscienza civica e una logica duttile e polivalente”.

Questo implica un ripensamento anche della formazione iniziale dei docenti.

“Prima ancora di questo introdurrei il tema dell’unitarietà della scuola, mentre il panorama attuale è frammentato, di impronta ancora gentiliana, con le classi e gli insegnanti isolati tra loro come delle monadi. Ecco, su questo terreno la soluzione individuata da Renzi nel suo complesso non è certo migliorativa, ma addirittura regressiva”.

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