Milleproghe, no riapertura GaE. Anief: al via una valanga di ricorsi

di redazione
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Comunicato Anief – Il Senato ha respinto l’emendamento De Petris che aveva invece approvato ad inizio agosto: eppure la deroga, già attuata nel 2008 e nel 2012, avrebbe permesso di far collocare nelle graduatorie ad esaurimento oltre 100 mila docenti precari, inclusi i diplomati magistrale e gli ITP, tutti selezionati e abilitati ad insegnare, ora invece costretti a rimanere nel limbo delle graduatorie d’istituto che non portano ad alcuna possibilità di stabilizzazione. E con sicuri effetti nocivi sulla didattica.

Il Governo ora punta tutto sullo svolgimento dei concorsi pubblici, che però la Consulta potrebbe bloccare, condannando in tal modo lo Stato ad un’altra stagione di risarcimenti verso quegli stessi precari vittime dell’abuso dei contratti a termine.

Il decreto Milleproroghe è legge dello Stato italiano: con maggioranza schiacciante il provvedimento è stato convertito e approvato in via definitiva dall’Aula di Palazzo Madama. Per la scuola ci sono diversi provvedimenti: dall’estensione all’anno in corso delle disposizioni transitorie previste dall’articolo 5, comma 1, del decreto legge 73/17 (convertito con modifiche in legge 119/17), della possibilità di sostituire la documentazione attestante l’avvenuta vaccinazione obbligatoria con un’autocertificazione da sostituire entro il prossimo 10 marzo con documentazione originale, al congelamento delle prove Invalsi per l’accesso all’esame di maturità; dalla possibilità di estendere al 31 dicembre 2018 le eventuali disponibilità relative all’a.s. 2016/2017 rimaste nella carta elettronica per l’aggiornamento e la formazione obbligatoria introdotta dalla Buona Scuola, alla soppressione della proroga (a domanda) fino a 6 anni dei mandati di quattro anni, la riduzione da 6 a 3 anni del periodo di interruzione fra due periodi di servizio all’estero e la riduzione da 6 a 3 anni del periodo da assicurare all’estero per ottenere la destinazione, fino alla proroga dell’alternanza scuola lavoro come requisito d’ammissione all’esame di maturità, sempre sulla base delle novità introdotte dal D.lgs. 62/2017.

Il decreto, tuttavia, rimane orfano di quel provvedimento che tanto serviva alla scuola pubblica italiana: si tratta della riapertura delle GaE, già approvata dallo stesso Senato ad inizio agosto ma poi inopinatamente cassata con il voto di fiducia alla Camera a dispetto della piazza: l’emendamento 6.3, a prima firma della senatrice Loredana De Petris (Leu), è stato riproposto anche in questa ultima tornata di approvazione, ma non ha avuto seguito per via della blindatura del testo “vidimato” la settimana scorsa alla Camera.

Eppure, la deroga, già attuata nel 2008 e nel 2012, avrebbe permesso di far collocare nelle graduatorie ad esaurimento oltre 100 mila docenti precari, tutti già selezionati e abilitati ad insegnare, ora invece costretti a rimanere nel limbo delle graduatorie d’istituto che non porta a nessuna possibilità di stabilizzazione. È dunque rimasto “bloccato – scrive oggi Orizzonte Scuola – l’effetto del comma 3-quinqies dell’articolo 6 del decreto milleproroghe approvato dal Senato che modificava l’articolo 14 del decreto legge 2016/11. La modifica apportata dal Senato, infatti, permetteva l’ingresso di quanti erano in possesso di abilitazione nelle graduatorie provinciali, inclusi i Diplomati magistrale e gli ITP. Con le modifiche proposte alla Camera e votate al senato in ultima battuta, tale possibilità sarà preclusa e le GaE tornano ad essere ad esaurimento, senza alcuna possibilità di inserimento di nuovi abilitati”.

La maggioranza parlamentare, su spinta del Governo, punta ora tutto sullo svolgimento dei concorsi pubblici (ma non quello più importante, riservato ai docenti con 36 mesi di servizio svolti, come denunciato dall’Anief alla Commissione Europea, che proprio in questi giorni ha fatto sapere di continuare ad indagare su tale abuso), sui quali però c’è già la spada di Damocle della Corte Costituzionale che potrebbe andare ad annullare quelli riservati. Esponendo, in questo modo, sia lo Stato ad una valanga di ricorsi risarcitori, che Anief si impegna sin d’ora a patrocinare, sia gli stessi docenti precari ad un futuro professionale fatto solo di supplenze e senza prospettiva alcuna di immissione in ruolo. Senza dimenticare l’aspetto più importante: l’incremento ulteriore della supplentite, già oggi del 13%, percentuale record nella pubblica amministrazione, e l’indebolimento ulteriore della continuità didattica.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “il Parlamento ha perso un’occasione importante per dare un colpo decisivo al precariato, che ora è destinato a crescere. La testimonianza che si sta percorrendo la strada sbagliata è che mai come quest’anno abbiamo avuto così poche immissioni in ruolo, con nemmeno la metà dei 57 mila posti previsti dal Miur andati a buon fine. Con il personale docente candidato a coprirli, già individuato e formato all’uopo, escluso a priori. Salvo poi cercare di recuperarne 10 mila attraverso i Fit che termineranno entro il prossimo 31 dicembre.

Per combattere la piaga del precariato, Anief continua le battaglie in tribunale per salvaguardare le immissioni in ruolo, a partire dai maestri con diploma magistrale, e per far assegnare fino a 40 mila euro di risarcimento ad ogni lavoratore che è costretto a sottoscrivere contratti a termine per anni e anni, con l’esplicita richiesta di condannare anche la responsabilità dirigenziale sancita dell’UE. Il giovane sindacato, infine, chiederà il rinvio del merito di tutti i ricorsi pendenti sulle GaE, in attesa dell’ammissibilità dei ricorsi presentati alla Cedu e alla Corte di Cassazione per l’annullamento per eccesso di giurisdizione della sentenza dell’adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del dicembre 2017.

21 settembre 2018

Ufficio Stampa Anief

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