Mille posti in più alla primaria, Anief: ne servirebbero 80mila

di redazione
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Comunicato ANIEF – Per il giovane sindacato ne servirebbero altri 80 mila: la metà per il tempo pieno e gli altri per ritornare alla riforma ante Gelmini su insegnamento per moduli, con il docente specialista in lingua inglese, a cui aggiungere i maestri specializzati in educazione motoria. Non serve annunciare bei disegni di legge sui social se poi ci si infrange contro i paletti della legge di stabilità. Si creano aspettative inutili per famiglie, docenti e Ata, salvo poi scontrarsi con delusioni più cocenti. Basterebbe approvare gli emendamenti suggeriti da Anief e correlati dalle dovute copertura finanziarie, peraltro, in alcuni casi riprese proprio dalle proposte di legge già presentate. Mille posti in più per il tempo pieno sono pioggia nel deserto.

Ora, con l’aumento proposto nella manovra dal primo partito di Governo, non basterebbero 20 anni per allargare il tempo pieno in tutti gli istituti primari d’Italia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): dopo tanti annunci sul tempo pieno al Sud, rispetto ai 40 mila posti da attivare, pensarne soltanto, forse, mille significa non risolvere il problema degli organici, né dei gap dei numeri che penalizzano il Meridione su livelli di apprendimento, tasso di disoccupazione e abbandono scolastico, che in certe zone raggiunge quasi il 50%, vero preludio al triste e inarrestabile fenomeno dei Neet.

Oggi in Italia solo un alunno su tre della primaria frequenta la scuola a tempo pieno, sino a metà pomeriggio: gli altri due sono costretti a lasciare i banchi di scuola già all’ora di pranzo. Lo scorso anno scolastico, è stato calcolato che solo il 35,7% di alunni iscritti e il 33,6% di classi funzionanti svolgeva lezioni prolungate. I dati di settore sono stati appena pubblicati dalla rivista Tuttoscuola: “L’anno scorso hanno funzionato 130.462 classi di scuola primaria, di cui 43.804 (33,6%) a tempo pieno con doppio organico (nel 2007-08 erano il 24,4%). Le altre 86.658 classi funzionano per la maggior parte a 27 ore settimanali o, in parte, a 30 ore”.

Ma quanti maestri servirebbero per adottare il tempo pieno in tutte le scuole primarie d’Italia? Molti. Anzi, troppi. Anche per il governo del Cambiamento che ne ha previsti, forse, appena mille da assumere attraverso i fondi della legge di bilancio. Tuttavia, i conti non tornano. Ricorda la rivista specializzata che “nelle classi non a tempo pieno della scuola primaria operano su ogni classe 1,5 docenti. Invece nelle classi a tempo pieno i docenti sono due. Quindi per trasformare a tempo pieno tutte le 86.658 classi aperte oggi solo al mattino occorrerebbe aggiungere una mezza unità di personale a classe. Parliamo di 43.329 docenti”.

“Per generalizzare il tempo pieno in tutti gli istituti scolastici italiani, quindi, occorrerebbero a questo ritmo 21 anni”. Senza dimenticare che sarebbe anche necessario “potenziare il numero dei collaboratori scolastici preposti al servizio, alla sorveglianza, degli amministrativi e dei tecnici”. Inoltre, c’è anche un altro problema che “viene sempre dimenticato (ma che è ben chiaro per esempio al ministro Bussetti): le strutture e i servizi. Per realizzare il tempo pieno sono indispensabili spazi didattici e di laboratorio, e poi locali idonei per la mensa. Per alunni che passano le otto ore a scuola serve il servizio di refezione (attualmente è obbligatorio) per assicurare pasti caldi e dietetici. Locali attrezzati, laboratori e servizi di mensa sono a carico dei Comuni, che nelle proposte parlamentari non vengono nemmeno citati. È come fare i conti senza l’oste”.

Il sindacato Anief, per agevolare la stabilizzazione del personale, anche da collocare nelle scuole sprovviste di tempo pieno, ha predisposto degli emendamenti alla Legge di Bilancio, ora al vaglio delle commissioni della Camera ed in procinto di approdare in Aula a fine novembre: tra questi, figura la richiesta di modifica dell’articolo 28 (Assunzioni nella pubblica amministrazione), nella parte in cui il sindacato ha chiesto di applicare la direttiva UE n. 70/1999, proprio per dare “una risposta definitiva al problema del precariato scolastico e al contenzioso oggetto della procedura d’infrazione n. 2014/4231 pendente presso la Commissione europea sulla violazione da parte dello Stato italiano della normativa comunitaria dei contratti a termine”, garantendo “a tutto il personale abilitato l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento all’atto del loro aggiornamento”.

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