Mida precari: occorre un cambiamento radicale verso la scuola

di redazione
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Mida Precari – La pubblicazione del bando di concorso per la scuola dell’infanzia e la primaria ci offre l’occasione per una riflessione a 360 gradi sul mondo della scuola e sulla direzione intrapresa anche da questo governo in merito alle politiche educative e scolastiche.

La sensazione impellente è che sinora si sia cercato si aggiungere dei correttivi alla contestatissima riforma della “buona scuola” senza avere il coraggio di tenere fede fino in fondo a quanto affermato in campagna elettorale.

Insomma, i partiti prima all’opposizione e oggi al governo hanno usato lo stesso metodo dei sindacati: hanno promesso il Vietnam nella scuola e poi si sono accontentati di limare (almeno finora) solo alcuni aspetti. Tuttavia si procede ancora con il vecchio e scadente metodo di calare le riforme ed i correttivi dall’alto, senza avere realmente una conoscenza seria ed approfondita del settore che si pretende di riformare ed improvvisandosi ora insegnanti, ora collaboratori, ora personale ATA, senza prendersi la briga di passare un periodo di tempo congruo dentro queste istituzioni. In un sistema scolastico denso di spinte contrastanti tra riforme, deleghe, competenze imposte dall’Europa e mancanza cronica di fondi destinati all’Istruzione e alla messa in sicurezza di edifici destinati ad accogliere centinaia di minori, non c’è stato nessun cambiamento epocale in grado di tirare una linea netta e fare scelte coraggiose.

A cosa ci riferiamo in particolare? Alla scelta più coraggiosa di tutte: la messa in sicurezza degli edifici scolastici; di cosa hanno bisogni gli alunni, gli insegnanti ed il personale tutto? Di edifici stabili, sicuri ed antisismici, caldi d’inverno (e non solo fino alle 11:00, perché le lezioni terminano tra le 14:00 e le 16:00) e refrigerati d’estate (non si possono sostenere gli esami con 40 gradi nelle aule), con palestre agibili e cortili accoglienti, con la carta igienica nei bagni (e niente, proprio non c’è, non è una leggenda metropolitana), computer, Lim, connessione stabile, laboratori funzionanti e gesso per le lavagne. Ogni volta che sentiamo parlare di “rivoluzione digitale” noi docenti facciamo spallucce perché ci rendiamo conto che sono parole pronunciate dall’ennesimo incompetente che pensa di essere moderno riempendosi la bocca di parolone astratte che nulla hanno a che vedere con la realtà delle cose. Parliamoci chiaro: per il reclutamento si pensa di tornare a fare nuovi concorsi ordinari per evitare i contenziosi, si vuole fare una riforma degli Istituti tecnici senza mettere mano a quel decreto obbrobrioso che nel gennaio 2016 produsse con la riforma e l’accorpamento delle classi di concorso una serie enorme di esuberi e ancora oggi impedisce di poter sviluppare gli insegnamenti disciplinari nei professionali.

A proposito della riforma dei professionali (decreto n.61/2016), sistema di riordino che andrebbe totalmente stralciato e non corretto, non abbiamo sentito alcuna parola di biasimo circa i tagli verticali per le classi di concorso di geografia, chimica e fisica, nessuno dice cosa si pensa di fare. Per quanto riguarda invece l’alternanza scuola-lavoro: perché il monte ore è stato ridotto tout court in tutti gli indirizzi senza differenziazione? Non è stato chiesto alcun parere a riguardo agli addetti ai lavori (docenti ed allievi).

Stessa cosa per quanto riguarda il nuovo Esame di Stato: perché modificarlo in corsa con gli allievi ed i docenti delle classi quinte che a novembre inoltrato ancora non sanno come saranno la prima e la seconda prova? E soprattutto perché tediarci per decenni con i piani didattici personalizzati e la personalizzazione dell’apprendimento, come pure con l’autonomia didattica dei piani di studio dei diversi indirizzi e poi imporci una griglia nazionale di correzione approntata da Serianni e la sua équipe (quindi professori universitari) e non dai singoli dipartimenti d’istituto? Perchè valutare con la stessa griglia un ragazzo del Liceo classico ed uno dell’Itis o del professionale?
Insomma ci sembra che sia giunto il momento di promuovere un cambiamento culturale che sia prima di tutto un ribaltamento dei metodi politici di approccio ai sistemi lavorativi (esteso ad ogni categoria) che promuova per una volta la concertazione tra le parti in causa, ma stavolta tutte le parti in causa.

Mascia Meleo e Rosa Sigillò coordinatrici nazionali Mida Precari

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