Metodo Dada: già si poteva fare nella scuola primaria degli anni novanta. Lettera

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Inviata da Carla Pase, insegnante ora in pensione ma che alla scuola primaria ha dedicato 41 anni passando da insegnante unico, ai moduli, al tempo pieno, alla specializzazione lingua straniera, fino al 2012 (anno di pensionamento) quando purtroppo tutto è cambiato radicalmente lasciando al singolo la buona volontà di essere incisivo con i propri alunni.

In merito all’articolo sull’avvio della Dada in una scuola secondaria di primo grado di Castelfranco a Pontedera, faccio presente che questo tipo di attività con aule per ogni insegnante e rotazione degli alunni, già si poteva fare nella scuola primaria degli anni novanta. Allora c’erano i moduli con tre insegnanti più l’insegnante di sostegno, di religione e di inglese. La scuola primaria funzionava, (si dice solo al nord ma anche al sud c’erano e ci sono bravi insegnanti che con ogni mezzo sopperiscono alle difficoltà ambientali), gli alunni scrivevano in corretto italiano, leggevano e comprendevano il testo letto, usavano la memoria per imparare poesie, la matematica era fatta bene, le tabelline si studiavano, si risolvevano problemi di aritmetica, geometria, logica e informatica. Gli insegnanti erano preparati anche se non laureati, i genitori partecipavano agli organi collegiali ma portavano rispetto ai docenti e al programma svolto in un clima di fiducia reciproca.

Poi, i vari ministri dell’istruzione, che della scuola non sapevano niente, hanno messo mano ai programmi, agli orari, agli insegnamenti e hanno ridotto il numero di insegnanti per classe. È stato un danno immenso per la scuola primaria così come per la secondaria di primo e secondo grado.

Oggi i nostri ragazzi escono sconfitti dalla scuola, che premia col 9 in condotta chi spara pallini ai professori, che permette ai bulli di farla da padrone e ai genitori di picchiare gli insegnanti, che boccia alunni che ce la mettono tutta per recuperare le insufficienze nonostante gravi perdite familiari, che non dà duraturo sostegno ai portatori di handicap e alle diversità (vedi ultime cronache).

Tutto questo per dire che non serve la buona volontà di docenti, presidi, genitori per far funzionare la scuola italiana ma leggi dello stato che qualifichino il lavoro educativo tenendo presente le proposte di chi nella scuola lavora e si impegna per educare e istruire i futuri cittadini. Grazie per l’attenzione.

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