Messina (Anief): “Stipendi a picco, gap altissimo: servono 300 euro a dipendente”

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“Per adeguare i compensi mensili dei docenti italiani occorrono almeno 300 euro netti al mese in più a docente e Ata; se poi vogliamo recuperare la distanza rispetto agli stipendi europei, allora l’aumento deve essere di circa 600-650 euro”.

A dirlo è stato Andrea Messina, segretario generale Anief, durante il Talk Pulser “Il salario, le indennità, i nuovi profili professionali, le pensioni”, organizzato dello stesso sindacato autonomo e da Cesi e visibile su Facebook.

Il sindacalista ha detto che “si può calcolare che un professore della secondaria di secondo grado nei 25 anni finali della sua carriera percepisca complessivamente circa 250mila euro in meno dei suoi colleghi europei. La stima è attendibile, perché ricavata dalla pubblicazione del rapporto Eurydice chiamato Teachers’ and school heads’ salaries and allowances in europe 2019/20, ma anche dell’annuale studio Aran sui dati dei dipendenti dei comparti pubblici, relativamente alle retribuzioni medie, al personale occupato in base all’età, al genere e ai titoli di studio posseduti. Questi dati confermano la bontà della nostra richiesta”, ha sottolineato Messina.

“L’esiguità dei compensi assegnati al personale della scuola italiana – ha continuato il rappresentante Anief – diventa poi ancora più intollerabile nel momento in cui si scopre che oltre la metà dei lavoratori della Scuola è laureato, unico caso nella PA, ma lo stipendio annuo risulta il più basso dei comparti pubblici, assieme alle Funzioni Locali, appena sopra i 30mila euro a fronte di quasi 37mila euro medi percepiti in media nella PA. Noi continuiamo a sperare che il Governo cambi registro, dando così seguito a quel Patto per la Scuola di Palazzo Chigi sottoscritto lo scorso maggio che sinora è stato totalmente disatteso, anche sul fronte della valorizzazione del personale a cui va data la possibilità di fare carriera all’interno della stessa amministrazione e non, come avviene oggi, entrare in ruolo con un ruolo e andare in pensione con le medesime funzioni”.

Messina ha anche ricordato che nella scuola si rischia “di incorrere in patologie da burnout, di svolgere contemporaneamente didattica a distanza e in presenza, di lavorare a centinaia di chilometri da casa per anni: tutto questo, però, non viene riconosciuto. Né contrattualmente, né nello stipendio. È giunta l’ora di ridare al chi lavora nella scuola la dignità professionale che gli spetta” procedendo, come chiede Anief con degli emendamenti alla Legge di Bilancio, “delle indennità di rischio biologico e di burnout per quello che sta avvenendo con la didattica in presenza in tempo di Covid; un’indennità di sede per chi è costretto a lavorare sempre lontano da casa”; come pure “per l’incarico a tempo determinato, perché molto spesso i precari per ottenere parità di trattamento devono ricorrere in tribunale”.

Anief, negli incontri che si sono svolti presso le sedi competenti per la contrattazione, ha ribadito la necessità di modifiche reali dello stato dell’arte per ciò che concerne il personale Ata, dichiarandosi favorevole a un’articolazione dei profili con un mansionario dettagliato e con un’indicazione delle competenze precise e mirate, secondo livelli di inquadramento professionale ed economico dei dipendenti della funzione pubblica.

“Sarebbe auspicabile – ha sottolineato Messina – un ripristino della progressione verticale di carriera, bloccata dai tempi delle selezioni interne del 2010. Anche per il nostro personale andrebbe prevista la mobilità intercompartimentale in uscita che, a causa di bassi livelli stipendiali, ad oggi non permette il passaggio del personale ad altre amministrazioni. Ribadiamo la necessità urgente di istituire la carta Ata per la formazione, come del resto era prevista già nella legge 440/1997 e poi dalla Legge 107/2015”.

Il sindacalista ha anche fatto riferimento ai nuovi pensionamenti: “Il prossimo anno saranno valide le misure previste nella Legge di Bilancio, da Quota 102 (pensione anticipata con 64 anni di età e 38 di contributi) fino alla proroga di Ape sociale e Opzione Donna. Questo Governo ha mostrato un minimo di sensibilità su questo aspetto, aprendo l’Ape Social, dopo ai maestri dell’Infanzia anche a quelli di scuola primaria: il provvedimento va però allargato a tutti i dipendenti scolastici, perché lo stress da relazione vale in tutti i cicli e ambienti formativi”, ha concluso Messina ribadendo le richieste del sindacato: “Una finestra specifica per i lavoratori della scuola” ed introdurre “‘Quota 98’ per tutti e il riscatto gratuito della laurea, come pure proposto dal presidente Inps”.

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