Meritocrazia a scuola, come? Valorizzare i talenti e insegnare diritto del lavoro e della sicurezza, personalizzazione della didattica: INTERVISTA a Rossano Sasso

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Meritocrazia, talento, personalizzazione dell’intervento educativo, valorizzazione di tutti gli alunni, nuove modalità di comunicazione, tutorato degli alunni e, cosa assolutamente percorribile, dopo un adeguato dibattito politico, l’introduzione del pedagogista scolastico nelle scuole (sulla cui figura è attivissimo un dibattito all’interno dell’UNIPED a guida del prof. Alessandro Bozzato e con la guida scientifica del prof. Piero Crispiani. anche la recente assemblea nazionale di Venezia è tornata sull’importanza di tale figura nel sistema scolastico) e del diritto.

Quest’ultima possibilità già in fieri, grazie ad un impegno di alcuni deputati, nel caso specifico, della Lega e dell’onorevole Rossano Sasso. Proposta che, come vedremo, introdurrebbe l’insegnamento a scuola del diritto del lavoro e della sicurezza sul lavoro e che, se si volesse, potrebbe (anzi, dovrebbe) essere estesa al diritto Costituzionale, Privato e Amministrativo.

Naturalmente affidando l’insegnamento ai tanti docenti di diritto che farebbero la differenza nelle scuole italiane. Su questo, e su altro, abbiamo disquisito col professore Rossano Sasso, autorevolissimo esponente della Lega, da anni impegnato sul fronte dell’istruzione e della formazione dell’Uomo e del Cittadino.

Pugliese, l’onorevole Rossano Sasso è laureato in giurisprudenza, docente, è stato Segretario provinciale UGL Scuola Bari. Nel 2018 e nel 2022, è stato eletto alla Camera dei deputati nelle fila della Lega e dal 2021 al 2022 è stato Sottosegretario di Stato all’Istruzione del governo Draghi. Cerchiamo di fare il punto, dunque, con una personalità molto attenta alle nuove dinamiche pedagogiche, organizzative e gestionali della scuola.

Per la prima volta, onorevole Sasso, si parla di merito nella scuola italiana. Nel merito e nella meritocrazia devono crescere le nuove generazioni. Strano che, fino adesso, non se ne sia mai parlato. Peggio, talvolta, abbiamo avuto la sensazione che il merito fosse assai distante dalla scuola. Quanto inciderà, nel proseguo dell’azione di governo il merito?

«Purtroppo, la deriva progressista ha impedito per anni che si potesse parlare di merito nella scuola italiana. Dal ’68 in avanti abbiamo subìto un modello culturale devastante sotto questo profilo, con una ideologia dell’uguaglianza a tutti i costi. L’impegno di ciascuno di noi dovrebbe garantire l’uguaglianza per tutti nelle condizioni di partenza ma non in quelle di arrivo. Se mi impegno di più merito di più e non è giusto che venga accomunato a chi fa poco o nulla, nello studio come nel lavoro.

Se studio di più arrivo più in alto, questo è sempre stato l’insegnamento dato dai nostri padri. Oggi purtroppo prevale la scorciatoia del disimpegno, del genitore che se la prende con il docente per la nota messa al figlio, del reddito dato a chi se ne sta in pantofole sul divano e deride chi si alza alle 6 del mattino e va a lavorare.

Per fortuna e grazie al voto degli Italiani però da qualche mese con il nuovo Governo stiamo cercando di cambiare rotta ed è nostro preciso obiettivo fare in modo che il merito continui ad incidere nell’azione di governo. Intanto abbiamo modificato il reddito di cittadinanza e con le risorse derivate abbiamo aumentato la busta paga dei lavoratori dipendenti, anche grazie al taglio del cuneo fiscale. Particolarmente contento poi per le ingenti risorse investite per la scuola e per gli insegnanti».

Una scuola di tutti e di ciascuno è, come ha affermato il ministro Valditara, una scuola personalizzata. Fabbroni diceva che l’insegnante deve cucire l’abito su ciascuno degli alunni. Saremo capaci, professore Rossano Sasso, come scuola, finalmente, a valorizzare tutti gli alunni trovando, in ciascuno di essi, il meglio e, principalmente, quei talenti che saranno destinati a fare la differenza?

«Dewey scriveva che “quel che il più saggio e il migliore dei genitori desidera per il proprio figlio, la comunità lo deve desiderare per i propri ragazzi”. Dobbiamo investire ancora molto per arrivare a realizzare ciò che diceva Frabboni e una mano in questo senso ci viene data dal pnrr. Non bisogna lasciare indietro nessuno e non si possono e non si devono trascurare gli studenti più talentuosi, i cosiddetti studenti plusdotati che spesso soffrono nel nostro sistema scolastico».

La scuola ha bisogno di attenzione particolare a tutte le dinamiche relazionali, a quelle relative alla comunicazione, all’importante approccio metodologico personalizzato, alle tecniche di studio degli alunni. Ottima scelta quella del ministro Valditara di prevedere e introdurre figure in grado di orientare e tutorare. Complimenti. Non è possibile pensare, anche, on. Sasso, a introdurre il pedagogista scolastico, su cui lavorano alacremente i pedagogisti dell’UNIPED, l’UNIONE ITALIANA PEDAGOGISTI, a esempio, che, in altre realtà europee, è riuscito a incidere positivamente sulle dinamiche scolastiche?

«Il Ministro Valditara ha già introdotto una novità importantissima con la figura del tutor, dove in sostanza riconoscerà ufficialmente il lavoro svolto ufficiosamente da molti insegnanti. Circa 40000 di loro avranno un compito importante, quello di orientare gli studenti, seguirli ed evitare il fenomeno della dispersione scolastica.

Ogni docente ha competenze di tipo pedagogico o almeno così dovrebbe essere, ma personalmente non avrei alcun problema nell’introduzione di questa figura professionale. Usciamo da un periodo in cui sono stati sprecati tanti soldi per cose inutili soprattutto nella scuola, ragion per cui se si spende per il bene della nostra comunità scolastica non posso che essere d’accordo».

L’introduzione del diritto nelle scuole italiane completerebbe la scelta e l’attenzione per l’educazione civica (la dimensione del cives nella nostra società). Infatti, diritto ed educazione civica, purtroppo, rimangono cose assai diverse. Nella scuola del merito e dei talenti ciascuno deve conoscere bene i propri diritti e, quindi, la normativa. È pensabile l’introduzione del diritto in tutte le scuole secondarie di primo e di secondo grado?

«Da giurista non posso che essere d’accordo e non a caso sono relatore di una proposta di legge (a firma Rizzetto) che introduce l’insegnamento a scuola del diritto del lavoro e della sicurezza sul lavoro. Sarei più che favorevole all’introduzione dell’insegnamento del diritto in tutte le sue forme, compatibilmente con l’organizzazione complessa del nostro ordinamento scolastico».

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