Merito: se a valutare i docenti sono genitori e colleghi

di redazione
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Daniela Sala – Come individuare i docenti migliori? Chiedendo a studenti, genitori e un nucleo selezionato di colleghi. È questa la ricetta sperimentata in 33 scuole dal Miur e dall’associazione Treelle e dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di san Paolo. Il modello si chiama “Valorizza” e si propone “un approccio reputazionale per la valutazione degli insegnanti”.

Daniela Sala – Come individuare i docenti migliori? Chiedendo a studenti, genitori e un nucleo selezionato di colleghi. È questa la ricetta sperimentata in 33 scuole dal Miur e dall’associazione Treelle e dalla Fondazione per la scuola della Compagnia di san Paolo. Il modello si chiama “Valorizza” e si propone “un approccio reputazionale per la valutazione degli insegnanti”.

Un aggiornamento nella valutazione del corpo docente si attende da tempo visto che nel 2009 il Parlamento ha approvato una legge che detta le nuove regole in materia di valutazione dei dipendenti pubblici, con l’eccezione appunto del personale della scuola, rinviata a un futuro decreto.

Ad oggi l’unico sistema di valutazione delle scuole è attraverso i risultati di apprendimento degli alunni, secondo l’assunto per cui se l’alunno ha imparato, il professore è stato bravo. Si tratta però di un sistema che, scrive Treelle nella sua relazione, “oltre a fornire risultati tuttora incerti e discutibili, richiede tempo e assorbe risorse importanti”.

D’altra parte anche il neo ministro Maria Chiara Carrozza durante la sua audizione alla commissione Cultura Camera e Senato ha fatto sapere di voler al più presto introdurre misure per legare merito e progressione della carriera dei docenti, superando il solo criterio di anzianità del servizio.

“Noi siamo intervenuti a validare questo metodo su richiesta del Ministero, raccogliendone pregi e difetti – spiega Attilio Oliva, presidente di Treelle –. L’idea è quella di individuare gli insegnanti meritevoli in ogni scuola, non in assoluto. Oggi gli insegnanti sono trattati tutti allo stesso modo: se fanno poco o tanto nessuno fa niente. È un sistema perverso e non funziona così in nessun luogo del mondo. L’obiettivo non è valutare ogni singolo insegnante ma individuare il 30% dei migliori”.

La valutazione dovrebbe, secondo Treelle, essere ripetuta ogni tre anni, così  almeno la metà degli insegnanti sarebbe incentivata a migliorasi.
In pratica tutti i genitori degli alunni della scuola (ed anche gli studenti degli ultimi due anni delle scuole superiori) hanno ricevuto un questionario, nel quale si chiedeva di indicare fino a tre nomi di docenti che consideravano come i più apprezzati.  Il collegio dei docenti di ogni singola scuola ha poi eletto due dei suoi membri che, insieme al dirigente, hanno dato vita ad un nucleo di valutazione. Ciascuno dei tre valutatori ha esaminato, separatamente dagli altri, i questionari e i cv dei docenti candidati, nonché i questionari compilati da genitori e studenti. I tre valutatori si sono riuniti poi in seduta comune per confrontare le proprie liste: i candidati che figuravano in tutte e tre sono stati immediatamente individuati come meritevoli. Successivamente, sono stati ripresi in esame e messi a confronto fra loro quelli che erano stati indicati da due su tre dei valutatori. Un elemento interessante, scrive Trelle nella relazione è che i docenti più apprezzati da genitori e studenti sono stati, in grande maggioranza, quelli selezionati dal nucleo di valutazione.

Il metodo avrebbe dalla sua tra l’altro un costo non elevato e un’applicabilità agevole. Certo anche i limiti e le critiche non mancano, come ad esempio una semplificazione eccessiva, oppure il rischio che siano giudicati favorevolmente  gli insegnanti lassisti e più negativamente quelli esigenti. Quello che è certo comunque è che il metodo deve essere ulteriormente sperimentato su più larga scala.

L’intera sperimentazione del progetto si è infatti sviluppata fra gennaio e giugno del 2011 in tre regioni (Campania, Lombardia e Piemonte), quindi con il ministro Mariastella Gelmini che aveva ipotizzato una seconda sperimentazione. Poi però è subentrato Francesco Profumo, che ha espresso la sua approvazione, ma ha preferito, per ragioni di tempo, che la questione fosse rimandata al Governo successivo. Nel frattempo anche l’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ha espresso la sua approvazione a questo modello. “Le dichiarazioni del neo ministro Carrozza ci fanno ben sperare – dice Oliva – ma non c’è stato nessun contatto finora, né sappiamo se il ministro sia a conoscenza di questa sperimentazione. Riteniamo comunque importantissimo che abbia fatto propria la questione del merito”.

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