Merito, Saraceno: “Richiede di valutare l’impegno che si mette per raggiungere i risultati, ma anche le difficoltà che si sono dovute superare”

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Anche la sociologa Chiara Saraceno interviene sul concetto di merito, tanto discusso in questi primi giorni di nuovo Governo. Lo fa dalle pagine del quotidiano La Repubblica.

Il riferimento al merito – scrive Saraceno – (non alla meritocrazia, che è un’altra cosa) per quanto riguarda l’accesso all’istruzione superiore, alle posizioni nel mercato del lavoro, all’accesso ai luoghi di presa delle decisioni, ha un’indubbia forza democratica. Rappresenta il contrasto al nepotismo, ai privilegi ereditati, alle rendite di posizione. Richiede di valutare l’impegno che si mette per raggiungere i risultati, ma anche le difficoltà che si sono dovute superare“.

La scuola, a partire dal nido e dall’infanzia, è – dovrebbe essere – il luogo e il tempo in cui si coltiva la meritevolezza di ciascuno, sostenendo lo sviluppo delle capacità, indipendentemente dall’origine sociale, l’etnia, la cittadinanza, la disabilità. Perché tutti hanno diritto a sviluppare appieno le proprie capacità“.

Secondo Chiara Saraceno, “la meritevolezza della scuola, tanto più grande quanto più agisce in contesti difficili, con bambine/i e adolescenti che non hanno alle spalle famiglie e contesti di vita dotati di buone risorse relazionali, culturali e materiali che possano integrarne l’azione“.

E ancora: “Il carattere fortemente classista (ed ora anche di origine migratoria), oltre che territoriale, del fenomeno della dispersione scolastica esplicita (abbandono) e implicita (mancato raggiungimento delle competenze minime) nel nostro Paese non testimonia una scuola che ha abbassato i propri standard in nome dell’eguaglianza e del disprezzo del merito. Al contrario, è esito di una scuola che non è sempre riuscita a tener conto delle diseguaglianze e differenze come contesto e punto di partenza per una didattica capace di includere tutti nell’avventura dell’apprendimento e dello sviluppo della propria personalità“.

Purtroppo – prosegue – in Italia non solo non tutti i “capaci e meritevoli” privi di mezzi sufficienti sono messi in grado di proseguire gli studi, in barba al dettato costituzionale. Succede anche che a troppi non vengano garantite le condizioni educative e di apprendimento per diventarlo e comunque per sviluppare le proprie capacità, in barba al secondo comma dell’articolo 3 della Costituzione”.

Per tale motivo, “se il ministero dell’Istruzione vuole davvero dare senso all’aggiunta “del merito” nella propria denominazione dovrà occuparsi di costruire le condizioni perché a tutte le bambine/i, a partire dai più svantaggiati, sia garantito il diritto costituzionale ad avere le risorse per il pieno sviluppo della personalità, capacità incluse“.

E infine, osserva la sociologa e filosofa, “l’Italia è ricca di esperienze in questa direzione, anche se purtroppo finora nessun ministro si è impegnato a farle diventare la modalità normale di fare scuola, creandone le necessarie condizioni organizzative, istituzionali, di formazione degli e delle insegnanti“.

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