Merito e autonomia, la ricetta di Italia Futura per la scuola italiana. La chiamata diretta “può essere una chance”. Intervista a Maria Gomierato

di
ipsef

Daniela Sala – Sì al concorso, sì alle prove Invalsi, sì alla chiamata diretta. Italia Futura, il movimento fondato da Luca Cordero di Montezemolo nel 2009 si definisce come “un’associazione nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del Paese, andando finalmente oltre le patologie di una transizione politica infinita e ripetitiva”.

Daniela Sala – Sì al concorso, sì alle prove Invalsi, sì alla chiamata diretta. Italia Futura, il movimento fondato da Luca Cordero di Montezemolo nel 2009 si definisce come “un’associazione nata per promuovere il dibattito civile e politico sul futuro del Paese, andando finalmente oltre le patologie di una transizione politica infinita e ripetitiva”.

Recentemente, intervenuto a Roma, al convegno nazionale dell’Associazione italiana medici cattolici Montezemolo ha dichiarato che l’Italia deve puntare "sulla formazione, la responsabilità e la professionalità delle persone, a partire dalla scuola, fin dalle elementari" perché “dalla scuola comincia la formazione dei nostri futuri professionisti".

Investire nella scuola dunque è la parola d’ordine, insieme a merito e responsabilità. Sì dunque al concorso, sì alle prove Invalsi “che mettono in condizione di misurare gli apprendimenti secondo standard europei ma sono importanti anche percorsi di autovalutazione”.

Riguardo al reclutamento, poi, la chiamata diretta “può essere una chance per la scuola perché si tratta di una attribuzione di responsabilità dirigenti scolastici che dovrebbero poter fare leva sulla qualità e sul merito superando il criterio dell’anzianità che purtroppo è stato finora l’unico determinante nell’assunzione delle persone”, un sistema che però necessita “di sistemi di verifica e di controllo sulla qualità, cioè di un sistema di valutazione oggettivo e adeguato”. Infine sì anche alla flessibilità che “si può declinare in molti modi nei diversi ordini di scuola, dalla primaria alla secondaria.

E’ comunque sempre legata strettamente all’autonomia scolastica e alla responsabilità che ne discende per docenti e dirigenti scolastici in primis. Maggiore flessibilità nella scuola dell’infanzia e nella primaria significa anche ottimizzare le risorse umane che ci sono a disposizione, valorizzare competenze e saperi”

Su questi e altri temi OrizzonteScuola ha intervistato Maria Gomierato, responsabile scuola di Italia Futura.

Quali sono le questioni che ritenete fondamentali?

La scuola e la cultura vanno messe al centro delle politiche nazionali, insieme a studenti e insegnanti che sono le risorse vere su cui dobbiamo puntare. Quando ho cominciato a fare il sindaco a Castelfranco Veneto nel 2010 avevo alle spalle 26 anni di insegnamento nella scuola elementare ed ho voluto subito sottolineare che tutto quello che sarebbe stato messo a disposizione della scuola andava segnato come ‘investimento’ e non come ‘spesa’.

A livello nazionale quali investimenti proporreste?

sicuramente al sicurezza degli edifici scolastici è una priorità. Il lavoro di messa a norma è ancora abbastanza carente. I numeri non rassicurano. Bisogna dare sicurezza ma anche dignità agli edifici scolastici.
L’altro versante è quello delle persone. Bisogna investire sul personale.

In che termini?

La formazione degli insegnanti deve avere una valenza forte e non essere lasciata né al caso né al volontariato: deve essere un percorso che coinvolge tutta la classe docente.

Il Tfa, il tirocino formativo attivo, a vostro avviso in che direzione va?

È uno strumento valido, può essere una strada ma non deve essere l’unica. Bisogna, ad esempio, prestare attenzione alla specificità dei territori: la valorizzazione delle risorse umane deve tener conto delle peculiarità locali.

Quindi pensate a un’organizzazione a livello regionale più che nazionale?

Esattamente. Può essere una strada. Si parla tanto di autonomia, ma cosa vuol dire? Vuol dire responsabilizzare le scuole a livello regionale e provinciale. L’autonomia, coniugata con responsabilità può essere la strada per trovare percorsi nuovi e diffondere le buone prassi.

Come cambierebbe in questo senso il ruolo del dirigente scolastico?

I dirigenti trarrebbero solo una nuova energia da questa opportunità. Non possono essere solo dei burocrati, devono essere delle persone valorizzate per le loro competenze.

E per quanto riguarda il reclutamento dei dirigenti scolastici?

Si tratta di mettere sempre in cima la necessità della qualità. Sia per quanto riguarda i dirigenti ma anche per quanto riguarda gli insegnanti. I concorsi devono servire a migliorare la qualità delle risorse umane. Il ruolo dell’insegnante non è un ruolo impiegatizio ma strategico e e va valorizzato per l’importanza che ricopre nella crescita e nella formazione delle nuove generazioni.

Concretamente che cosa significa?

Ora ad esempio il ministero ha avviato la selezione degli insegnanti tramite un concorso. Certo c’è il problema di tanti insegnanti precari che sono in attesa, ma che devono essere rispettati perchè sono stati impiegati nella scuola per lunghi anni senza una prospettiva di lavoro stabile, mortificandone la professionalità. Queste persone devono essere stabilizzate. Accanto però devono essere previsti dei concorsi che aprano la strada a giovani che scelgono carriera scolastica con convinzione.
Il punto è evitare di creare code infinite di precariato: non si può bandire un concorso ogni dieci anni, può avere senso con cadenza biennale e soprattutto stabilendo che chi non rientra nel numero deve ritentare con il concorso successivo

Quale valutazione date del concorso bandito da Profumo?

Di fronte alla situazione che c’era forse non si poteva fare meglio di così. Andava presa una decisone ed è stato deciso di ripartire con reclutamento non basato solo sull’anzianità di servizio.
Con questo concorso si cerca di riprendere a selezionare i migliori. Non lo valuto negativamente, ma non basta: deve essere affiancato da percorsi di formazione e valutazione che devono accompagnare immissione in ruolo.

Però la maggior parte di chi partecipa al concorso in realtà è già in graduatoria ad esaurimento…

Direi che c’è questo e quello: c’è una riserva del 50% dei posti per chi è già in graduatoria.

Intendo dire che non è certo un concorso per neo-laureati e che la media di età di chi partecipa è piuttosto alta.

Quello che penso è che bisogna cominciare e non si può non tener conto di una situazione pregressa: erano dieci anni che non si faceva un concorso, quindi si è stratificato un grande numero di persone e queste persone non si possono espellere. Considero questo concorso un momento di passaggio. Le indicazioni mi sembrano chiare e valide: stop alle code, si riprende tra due anni con un nuovo concorso. Per i più giovani si apriranno nuove opportunità l’anno prossimo.
Ora però va chiusa una fase per aprirne un’altra e non può voler dire mandare tutti a fare un altro mestiere.

Quale percorso è ipotizzabile per l’assorbimento dei precari in graduatoria?

È già prevista con il 50% dei posti a loro riservati per il prossimo anno scolastico

Parliamo di circa 11mila posti: di questo passo ci vorranno più di 10 anni.

A me sembra che non sia questa la strada che è stata imboccata. Però è anche un problema di domanda e offerta di lavoro. Io spero che in questo paese si cominci a considerare la professione sulla base dell’offerta di lavoro. Quando parlavo di sistema più attento al territorio mi riferivo anche a questo: l’orientamento scolastico deve tenere conto della disponibilità dei posti di lavoro.

Ma per i precari quale soluzione si profila?

Se ci sono 150mila persone che lavorano c’è spazio per dare stabilità a 150mila persone. Si imporrà uno scaglionamento per stabilizzarli dal momento in cui non vanno a inventare dei nuovi posti di lavoro…

Posti però precari o di supplenza o con contratti comunque meno costosi rispetto al tempo indeterminato.

Pensare di avere delle soluzioni che miracolosamente mettano fine a una situazione di precarietà. È da decenni che non si mette una parola chiara su questo. Credo sarebbe poco affidabile da parte nostra dire che abbiamo una soluzione. Stiamo cercando di avere una chiara fotografia dell’esistente a livello territoriale. Io confido che si possano iniziare a fare i primi passi per risolvere la situazione: noi guardiamo al futuro ma c’è un passato che va gestito senza pretese miracolistiche.

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