Merito e aumento stipendiale dei dirigenti scolastici. Lettera

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Inviato da Enrico Maranza – Il ministro Giuseppe Valditara ha premiato gli studenti partecipanti al progetto “Legalità e merito” che sviluppa il principio: “La via della legalità è l’unica che porta al merito”.

L’enunciato contrasta con l’aumento stipendiale dei dirigenti scolastici, il cui compito primario è una gestione della scuola conforme alle regole. Tra queste spiccano quelle sull’autonomia: su di esse poggia l’apparato di una scuola.

Autonomia che “si sostanzia nella progettazione”: il feed-back è la sua chiave di volta. Esso consiste nella capitalizzazione degli scostamenti tra attese ed esiti. Si tratta di una strategia operativa che la legge, nel lontano 1974, ha fatto propria [DPR 416/74 art. 4 lettera c].

Esiste un preside che, in mezzo secolo, ha stilato una convocazione del Collegio dei docenti per vincolarlo alle sue responsabilità educative?

L’attività dirigenziale dovrebbe consistere nell’orientamento degli organismi collegiali, ottenuta da ordini del giorno funzionalmente formulati.
Un compito molto gravoso sia per la variabilità delle problematiche, sia per il numero degli organismi da guidare.

Un compito che, isolatamente, satura il tempo di un dirigente.

Una situazione di cui l’amministrazione centrale non si rende conto. I presidi, infatti, hanno responsabilità, anche penali, per svariati e numerosi adempimenti. Un affollamento che impedisce una direzione orientata all’unitarietà, essenza del buon governo scolastico.

Si può pertanto affermare che l’aumento stipendiale previsto non è figlio del merito, ma è il giusto riconoscimento per un lavoro in un campo delle cento pertiche.

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