Mercoledì 6 luglio doppio incontro amministrazione-sindacati: la mattina sul Pnrr con il ministro Bianchi, il pomeriggio prosegue la trattativa all’Aran sul rinnovo contrattuale

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Per la scuola la prossima settimana potrebbe arrivare quelle risposte che i lavoratori del comparto attendono da tempo: mercoledì prossimo è prevista una doppia riunione tra amministrazione e organizzazioni sindacali su temi molto “caldi”.

Alle ore 9 è convocato il tavolo permanente per il “Partenariato economico, sociale e territoriale”, durante il quale si svolgerà una informativa del ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sulle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza previste per il comparto stesso; il ministro illustrerà ai sindacati lo stato di attuazione dei provvedimenti.

Sempre mercoledì 6, alle 16,30, si svolgerà la riunione all’Aran per la prosecuzione della trattativa per il rinnovo contrattuale del CCNL del personale comparto Istruzione e Ricerca triennio 2019–2021: il confronto stavolta verterà, come previsto lo scorso 28 giugno, sull’ordinamento del personale ATA.

 

Il sindacato Anief sarà presente in entrambi i tavoli di confronto, dove ribadirà le proprie posizioni: “Sul Pnrr faremo presente che gli investimenti previsti dal piano nazionale del Governo non vanno ad incidere su punti nevralgici del nostro sistema d’Istruzione – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -: perché non si agisce sul precariato storico, andando a dare seguito a quello che chiede l’Unione europea a proposito della reiterazione dei contratti a termine che continuano ad essere sottoscritti anche per chi ha superato i 36 mesi di servizio? Perché non si allargano le aule scolastiche, che continuano a rimanere in media di 35-40 metri quadrati? Perché non si dimezzano gli alunni per classe, introducendo il tetto massimo di 15 iscritti? Perché non si investe sulla valorizzazione del personale, sulle carriere e sull’istituzione di nuovi profili professionali?”.

 

“Quest’ultimo punto – continua Pacifico – sarà affrontato sempre mercoledì nell’incontro all’Aran, stavolta concentrato sul personale amministrativo, tecnico e ausiliario: questi lavoratori percepiscono meno di tutti nella PA, tranne delle eccezioni non hanno quasi mai possibilità di svolgere mansioni superiori, pur esistendo già nel contratto dei profili di coordinamento, per gli assistenti ma anche per i collaboratori scolastici, che tanto farebbero bene anche all’organizzazione del sistema scolastico tutto. E che dire dei Dsga, a partire dagli amministrativi facenti funzione, ancora una volta abbandonati al loro destino, senza possibilità di stabilizzazione, dopo oltre 20 anni di utilizzo su ruolo superiore? Investire sul personale, mettendolo nelle condizioni di migliorare professionalmente, per noi è fondamentale. È una priorità, come quella del rinnovo del contratto immediato, perché il personale del comparto Istruzione e Ricerca ha bisogno estremo – attraverso un “contratto ponte” da portare a casa già in estate per rispondere al caro-vita peggiore degli ultimi 36 anni – di vedersi assegnati nello stipendio quei soldi già stanziati con più Leggi di Bilancio”.

 

 

COSA PREVEDE IL PNRR

La stampa specialistica riassume i provvedimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza: ne riproponiamo una sintesi.

“Istruzione e Ricerca”: stanzia complessivamente 31,9 miliardi di euro, di cui 17 per la scuola (30,9 miliardi dal Dispositivo RRF e 1 dal Fondo) con l’obiettivo di rafforzare il sistema educativo, le competenze digitali e tecnico-scientifiche, la ricerca e il trasferimento tecnologico.

Le risorse destinate all’istruzione sono pari a 17,59 miliardi di euro (comprensive dei progetti “in essere”), con 11 linee di investimento, 6 destinate alle infrastrutture e 5 alle competenze. I beneficiari delle risorse stanziate per l’istruzione, che saranno assegnati attraverso avvisi pubblici, sono le scuole, gli Its e gli enti locali proprietari degli edifici per quanto riguarda gli interventi di edilizia scolastica.

 

La riforma del reclutamento

La formazione iniziale e l’abilitazione

Con la legge di conversione approvata, si definiscono le modalità di formazione iniziale, abilitazione e accesso all’insegnamento nella scuola secondaria. Sono previsti un percorso universitario abilitante di formazione iniziale (corrispondente ad almeno 60 crediti formativi), con prova finale; un concorso pubblico nazionale con cadenza annuale; un periodo di prova in servizio di un anno con test finale e valutazione conclusiva. Il testo prevede, dunque, un preciso percorso di formazione iniziale, selezione e prova.

 

Il percorso di formazione abilitante si potrà svolgere dopo la laurea, oppure durante il percorso formativo, in aggiunta ai crediti necessari per il conseguimento del proprio titolo. È previsto un periodo di tirocinio nelle scuole. Nella prova finale è compresa una lezione simulata, per verificare, oltre alla conoscenza dei contenuti disciplinari, la capacità di insegnamento. Saranno le Università a organizzare e gestire i percorsi di formazione. L’abilitazione consentirà l’accesso ai concorsi, che avranno cadenza annuale, per la copertura delle cattedre vacanti e per velocizzare l’immissione in ruolo di chi vuole insegnare. I vincitori del concorso saranno assunti con un periodo di prova di un anno, che si concluderà con una valutazione tesa ad accertare anche le competenze didattiche acquisite dal docente. In caso di esito positivo, ci sarà l’immissione in ruolo.

In attesa che il nuovo sistema vada a regime, per coloro che già insegnano da almeno 3 anni nella scuola statale è previsto l’accesso diretto al concorso. I vincitori dovranno poi conseguire 30 crediti universitari e svolgere la prova di abilitazione per poter passare di ruolo.

Durante la fase transitoria, coloro che non hanno già un percorso di tre anni di docenza alle spalle, ma vogliono insegnare, potranno conseguire i primi 30 crediti universitari, compreso il periodo di tirocinio, per accedere al concorso. I vincitori completeranno successivamente gli altri 30 crediti e faranno la prova di abilitazione per poter passare di ruolo. La legge prevede anche la revisione delle attuali classi di concorso con la loro razionalizzazione e accorpamento.

 

La formazione continua e la Scuola nazionale

La formazione in servizio dei docenti sarà continua e strutturata, in modo da favorire l’innovazione dei modelli didattici, anche alla luce dell’esperienza maturata durante l’emergenza sanitaria e in linea con gli obiettivi di sviluppo di una didattica innovativa previsti nel Pnrr. La formazione sulle competenze digitali e sull’uso critico e responsabile degli strumenti digitali sarà parte della formazione già obbligatoria per tutti e si svolgerà nell’ambito dell’orario lavorativo. Viene poi introdotto, dal decreto, un sistema di aggiornamento e formazione con una pianificazione su base triennale che consentirà agli insegnanti di acquisire conoscenze e competenze per progettare la didattica con strumenti e metodi innovativi. Saranno coinvolti docenti di ruolo e figure di sistema dedicate alla progettualità scolastica. Questa formazione sarà su base volontaria per chi oggi è già di ruolo, diverrà obbligatoria per i neo-assunti, dopo l’adeguamento del contratto. Sarà svolta in orario diverso da quello di lavoro e potrà essere retribuita a seguito di una valutazione selettiva, è la cosiddetta formazione incentivata. Criteri del sistema di incentivazione e il numero di ore aggiuntivo da svolgere saranno decisi in sede di contrattazione. I percorsi di formazione continua saranno definiti dalla Scuola di alta formazione, che viene istituita con il decreto approvato, e si occuperà non solo di adottare specifiche linee di indirizzo in materia, ma anche di accreditare e verificare le strutture che dovranno erogare i corsi, per garantirne la massima qualità. La Scuola, che fa parte delle riforme del PNRR, si occuperà anche dei percorsi di formazione di dirigenti e personale Ata.

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