Menu scolastici: o la mensa cambia o è preferibile il pasto portato da casa. Genitori sul piede di guerra

di redazione
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Le mense scolastiche sono state e sono tuttora  al centro di polemiche per la qualità del servizio e del cibo, spesso non rispondenti ai canoni previsti dalla legge. 

Le mense scolastiche sono state e sono tuttora  al centro di polemiche per la qualità del servizio e del cibo, spesso non rispondenti ai canoni previsti dalla legge. 

Nelle settimane scorse, abbiamo pubblicato quanto emerso dal rapporto dei Nas sulle mense scolastiche: 1 su 4 presenta delle irregolarità e 37 sono state chiuse. Le irregolarità riscontrate sono attinenti ad aspetti amministrativi, alle forniture e, cosa assai più grave, a carenze di igiene e a cibi scaduti.

Il problema emerso dal suddetto rapporto è da tempo avvertito dalle famiglie, alcune delle quali si sono rivolte al Giudice, affinché consentisse loro di far portare ai bambini il panino da casa. Il tribunale di Torino, chiamato in causa, ha accolto il ricorso dei genitori, stabilendo che è possibile non mangiare i cibi somministrati a scuola e consumare quanto portato da casa.

Il problema "mense scolastiche", considerata la sua rilevanza, è stato fatto proprio anche da alcuni politici, in primis dalla senatrice del PD Pignedoli, la quale, cercando di venire incontro alle richieste delle famiglie rivolte tramite una lettera al Ministro Lorenzin, ha presentato un apposito disegno di legge, attualmente al vaglio della commissione Agricoltura.

Il disegno di legge prevede che l'assegnazione delle gare per i servizi mensa si fondi su criteri quali: il livello dei prodotti delle materie prime utilizzate,  la formazione del personale, la qualità dei locali in cui si consuma il cibo e anche la destinazione del cibo prodotto in eccesso nell’ottica del contrasto allo spreco di alimenti.

Le famiglie, comunque, sono fortemente preoccupate per la salute dei loro figli e pronte a dar battaglia, come si evince dalla citata lettera indirizzata al Ministro Lorenzin (ed anche alla nostra Redazione), nella quale chiedono l'applicazione di 10 principi che diventino fondamento di un nuovo modello di mensa scolastica:

1. Una commissione mensa fatta di genitori (ma anche nonni) ed insegnanti in ogni scuola sia pubblica che privata;
2. Strumenti adeguati per esercitare le funzioni di controllo da parte delle commissioni mensa (fare sopralluoghi senza vincoli di preavviso, fotografare cibi, richiedere documenti, pesare a crudo e a cotto);
3. Protocollo di coordinamento tra Aziende Sanitarie Locali, NAS, Unità di controllo della qualità dei comuni e i genitori delle Commissioni Mensa;
4. Partecipazione dei genitori commissari mensa alla definizione delle Linee di indirizzo per la stesura dei nuovi capitolati tecnici e carta dei servizi;
5. Pubblicazione e libera consultazione di tutti i documenti riguardanti la refezione scolastica e delle liste dei referenti commissari mensa;
6. Criteri per l’acquisto delle materie prime basati sulla tutela della salute e  dell’ambiente;
7. Stop alla chiusura delle cucine, valorizzazione e sviluppo delle cucine interne alle scuole;
8. Limite alle tariffe che non possono mai superare il costo del pasto sostenuto dall’Amministrazione;
9. Possibilità di accedere ad un fornitore alternativo se persiste una qualità del servizio al di sotto degli standard previsti;
10. Adeguamento delle Linee guida alle Raccomandazioni dell’OMS.

La proposizione di detti principi evidenzia la volontà delle famiglie di mantenere il servizio mensa, inteso come importante momento di educazione alimentare, di socializzazione e di rispetto dell'ambiente, ma qualora ciò non fosse realizzabile sono pronte ad abbandonare il servizio mensa e fornire loro stessi il pasto ai figli, cosa possibile alla luce della sopra citata sentenza del Tribunale di Torino. 

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