Mense scolastiche, nel ddl del governo no al panino, sì alla qualità, ma manca educazione alimentare

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Il Governo ha presentato un disegno di Legge sulla ristorazione collettiva.

Il Ddl 2037 presentato nel 2015 è tornato in questi giorni sul tavolo della Commissione agricoltura del Senato e prossimamente di quella dell’Istruzione prima di approdare presto in aula. La normativa include tutti i tipi di mensa, ospedaliera, assistenziale e scolastica, ed ha come obiettivo quello di uniformare la nostra legislazione sull’affidamento e lo svolgimento della ristorazione a quella dell’Unione europea.

All’articolo 5 si legge : “I servizi di ristorazione scolastica sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni scolastiche”, chiarendo quindi la questione del panino da casa.

Il disegno di legge interviene anche sulle procedure di selezione dell’offerta: è previsto che “le procedure di selezione dell’offerta avvengano sulla base del criterio dell’offerta più vantaggiosa ma dev’essere comunque garantita l’adozione di una formula di che garantisca la preminenza del criterio della qualità”.

Adriana Bizzarri, responsabile scuola di Cittadinanzattiva, ha fatto pervenire una nota alla commissione agricoltura, scrive il Fatto Quotidiano, dove chiede che tra i soggetti da consultare per elaborare le linee guida, oltre alle associazioni rappresentative della filiera agroalimentare e l’Anci, vi siano anche le organizzazioni civiche e i coordinamenti di commissioni mensa che dovrebbero occuparsi anche della fase di monitoraggio e controllo, cosa prevista dall’articolo 10 del Ddl.

La Bizzarri chiede inoltre percorsi formativi in merito all’educazione alimentare rivolti agli insegnanti e nota come nel testo della proposta di Legge non vi sia alcun accenno alle commissioni mensa.

Sulla refezione scolastica anche la senatrice Enza Blundo del Movimento dei 5 stelle sta valutando di presentare degli emendamenti relativi al costo standard delle tariffe.

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