Mense scolastiche. Coldiretti lancia l’allarme sul rischio qualità

Stampa

GB – Da un sondaggio della Coldiretti sulle mense scolastiche, emerge che solo il 9%
dei genitori chiede di tagliare i costi delle mense.
La preoccupazione dei genitori è rilevante dopo i casi accertati quest’anno dai carabinieri dei Nas di irregolarità e intossicazioni in alcune mense scolastiche che hanno anche fatto scattare ispezioni da parte del ministero della Salute.

GB – Da un sondaggio della Coldiretti sulle mense scolastiche, emerge che solo il 9%
dei genitori chiede di tagliare i costi delle mense.
La preoccupazione dei genitori è rilevante dopo i casi accertati quest’anno dai carabinieri dei Nas di irregolarità e intossicazioni in alcune mense scolastiche che hanno anche fatto scattare ispezioni da parte del ministero della Salute.

Secondo elaborazioni Coldiretti sugli ultimi dati Istat, l’abitudine di mangiare in mensa riguarda il 57 per cento dei bambini che vanno all’asilo, il 35 degli alunni delle elementari e anche l’8 degli studenti delle medie, pari a circa 2,2 milioni di bambini e ragazzi di età compresa fra i 3 e i 14 anni che pranza a scuola divisi tra quelli che vanno all’asilo (attorno al milione) e quelli delle elementari (attorno al milione) mentre alle medie sono solo duecentomila gli studenti.

Il rischio concreto – sostiene Coldiretti – è che il necessario contenimento dei costi venga perseguito con il ricorso nei menu ai cibi low cost che sono gli unici a far registrare un aumento delle vendite in Italia nel 2013. Gli effetti della crisi toccano anche l’ora di pranzo a scuola, incidendo sul contenuto dei piatti che i bambini consumano a mensa.

La necessità di riduzione dei budget non deve pesare sulla scelta delle materie prime, sostituendo i prodotti originali con delle imitazioni.

Dietro questi prodotti spesso si nascondono ricette modificate, l’uso di ingredienti di minore qualità o metodi di produzione alternativi. Con la corsa al risparmio è infatti possibile ad esempio – precisa Coldiretti – che sia “servito” olio importato dalla Tunisia, con un minor contenuto di antiossidanti, oppure biscotti e merendine low cost in cui ingredienti di qualità come l’olio extravergine di oliva e il burro, sono spesso sostituiti da grassi di bassa qualità e di basso prezzo come l’olio di palma e l’olio di cocco, spesso utilizzati in forma idrogenata.

Occorre fare attenzione anche alla presenza di cibi importati, soprattutto frutta e verdura, poiché non va dimenticato che l’Italia detiene il primato in Europa e nel mondo con il minor numero di prodotti agroalimentari con residui chimici oltre il limite (0,4 per cento) che sono risultati peraltro inferiori di quasi quattro volte a quelli della media europea (1,5) e addirittura di circa 20 volte a quelli extracomunitari (7,9).

Stampa

Corso di perfezionamento in Metodologia CLIL: acquisisci i 60 CFU con Mnemosine, Ente accreditato Miur