Mense scolastiche, 1 alunno su 3 rifiuta il cibo a priori. Bene il legame con il territorio. Il Sud indietro

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Alcuni dati contenuti nell’8/o Rating dei menu scolastici, l’indagine annuale di Foodinsider, che fotografa lo stato delle mense e ne traccia l’evoluzione, mostrano la situazione in Italia per quanto riguarda la mensa scolastica.

L’indagine è utile, riporta l’Ansa, anche per scoprire la quantità di scarti, le best practice e i Comuni che migliorano anche grazie all’applicazione dei Cam, i Criteri Ambientali Minimi, la legge che trasforma la mensa in uno strumento di sviluppo del territorio in chiave sostenibile.

Per quanto riguarda i controlli, l’indagine ricorda che dalle ispezioni dei Nas il 25% delle mense erano ‘non conformi’ nel 2016, il 36% nel 2018 e il 31% nel 2023, con un trend in miglioramento, secondo i dati dell’anno scolastico 2022/23, dopo la fine del Covid.

Tuttavia, il dato che subito balza all’occhio è quel 35% di bambini che ‘rifiutano il cibo a priori’. Mentre hanno ‘paura di assaggiare nuovi piatti’ il 31%; solo il 14% sembra ‘mangiare con gusto’.

Inoltre è stato analizzato il legame con il territorio, “uno dei focus di quest’anno – spiega Claudia Paltrinieri, la presidente di Foodinsider – perché abbiamo voluto dimostrare come la mensa sia già una leva di sviluppo del territorio da cui si rifornisce restituendo ricchezza“.

Un buon 29% delle mense del campione analizzato è ben radicato sul territorio da cui si rifornisce con più di 10 prodotti locali a settimana e un 13% che ne acquista almeno cinque.

In generale, a livello di distribuzione geografica, Fano, Cremona e Parma mantengono i livelli ottimali degli ultimi anni. Ottimi anche i menu di Jesi, Sesto Fiorentino, Rimini, Ancona, Bergamo, Perugia e Mantova. Decisamente più indietro il Sud con solo la Puglia che offre qualità con Lecce, Brindisi, e Bari che eccelle per il biologico.

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