Mense, per i bimbi è bello mangiare assieme, ma i cibi sono scarsi

di redazione
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Condividere il momento del pasto assieme ai compagni di studi piace molto ai bambini, ma si lamentano per i piatti troppo vuoti e ripetitivi e per la tristezza dell’ambiente.

Dunque non mancano le critiche. I bimbi puntano il dito soprattutto sulle porzioni scarse, monotonia delle pietanze e ambiente triste.

E’ quanto rileva il secondo rapporto di Cittadinanzattiva, dal titolo “Servizi in…Comune. Tariffe e qualità di nidi e mense”.

La scelta di spesa delle famiglie sarebbe quindi ben riposta, ma si potrebbe fare molto di più, almeno a giudicare dalle reazioni dei bambini.

Secondo il report riportato sul sito una famiglia media italiana, con un bimbo al nido e un altro alla materna o primaria, spende al mese 82€ circa per la mensa.

Sul “piacere” di mangiare a scuola, permangono giudizi contrastanti da parte degli studenti: più di uno su due (57%) sostiene di farlo volentieri, ma solo il 14% gradisce tutti i cibi serviti (verdure e pesce i più rifiutati); la monotonia del cibo, le scarse porzioni e l’ambiente triste e disadorno sono tra i principali motivi per cui il 43% degli studenti non ama mangiare a scuola. Il 59% del cibo avanzato viene buttato.

Le rette per capoluoghi di provincia

Si attesta intorno agli 82€ la tariffa media nazionale per il servizio mensa nella scuola dell’infanzia o primaria. In entrambe si registra un aumento rispetto al 2017/18, dello 0,7% nel primo caso e dell’1,4% nel secondo. La mensa costa di più alle famiglie dell’Emilia Romagna che spendono mensilmente 104,10€; nella scuola dell’infanzia le famiglie meno tartassate sono quelle sarde con una spesa media per la mensa di 64,70€ e nella scuola primaria le pugliesi con 67,40€. L’aumento più rilevante (+11,5%) si registra nel servizio di ristorazione scolastica dell’Umbria, il maggior decremento invece in Sicilia (-7% per la mensa dell’infanzia e -2,7% per quella della primaria). Diminuisce il costo anche in Liguria (-3,2% in entrambi i cicli). Si confermano come città meno cara Barletta (32€ mensili) e come più cara Livorno (128€).

Condizioni delle mense

L’indagine ha riguardato 51 scuole di 12 regioni (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Lombardia, Marche, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria); 598 gli intervistati fra bambini, docenti, genitori e rappresentanti della Commissione mensa.

Il 10% non dispone di un locale mensa, ma si utilizzano le aule in cui si fa lezione o altre dedicate per far mangiare i bambini. Le mense monitorate sembrano in discreto stato dal punto di vista della sicurezza: solo il 4% ha distacchi di intonaco e l’8% altri segni di fatiscenza come umidità, infiltrazioni di acqua. Barriere agli ingressi nel 4% delle mense, pavimentazioni irregolari nell’8%, porte con apertura anti panico assenti nel 45%, però destano preoccupazione sia per bambini e adulti con disabilità motorie che per una eventuale evacuazione dai locali in caso di emergenza.

L’85% dei bambini ritiene che i locali siano abbastanza o molto puliti e luminosi, abbastanza o molto spaziosi per il 71% e sicuri per l’81%. Fra gli aspetti negativi segnalati dai bambini, l’80% ritiene che siano molto rumorosi, il 57% poco accoglienti e il 45% poco allegri.

Secondo i piccoli utenti gli arredi lasciano a desiderare: il 37% dichiara, infatti, che non siano né adatti né confortevoli.

Pro e contro la mensa

Il 57% dei bambini dichiara di mangiare a mensa con piacere, soprattutto perché può stare insieme ai compagni (90%). Fra quelli che non amano mangiare a scuola, il motivo per due bimbi su tre è la monotonia del cibo, per circa la metà la scarsità delle porzioni, per uno su quattro la fretta con cui bisogna mangiare e l’ambiente poco confortevole e colorato.

Un bambino e un docente su cinque conferma la presenza di alcuni compagni che portano il pasto da casa che viene consumato in un tavolo separato nella stessa mensa, o nell’aula in cui si fa lezione.

Qualità del cibo, per due genitori su tre porzioni adeguate ma solo poco più di uno studente su dieci mangia tutto

Solo il 14% dice di mangiare tutto a mensa, il 35% di mangiare solo alcuni cibi, in particolare dolci e gelato (77%), pizza (75%), carne (63%), frutta fresca (58%), pasta al pomodoro (50%). Fra i cibi meno graditi, verdure cotte e minestre (rifiutati da due terzi dei bambini), pesce (sgradito al 58%), pasta in bianco (44%).

Per l’81% dei genitori il menù è vario e rispetta la stagionalità dei prodotti. Rispetto alle quantità, il 65% ritiene che le porzioni siano equilibrate e l’83% che i propri figli mangino volentieri a mensa. Più della metà (58%) non sa se a mensa vengono serviti prodotti biologici.

Mensa sprecona: l’81% degli intervistati afferma che vengono usate tovaglie di carta per apparecchiare i tavoli della mensa, le stoviglie sono usa e getta nel 58% dei casi, l’acqua servita è quella di rubinetto nel 31%, nel 66% si beve acqua minerale.

Sulla base delle risposte delle Commissioni mensa, emerge che i cibi avanzati vengono per lo più buttati (59%), oppure riproposti a merenda (soprattutto pane e frutta).

Nel caso delle Commissioni mensa, la metà dei rappresentanti interessati conosce il Capitolato d’appalto. I rapporti con il Comune sono buoni nel 74% dei casi, quelli con le Aziende erogatrici nel 71%. Il servizio mensa è dato in appalto esterno in tre casi su quattro, per il restante quarto è comunale o autogestito. Per il 91% comprende solo il pranzo, per il 9% anche la merenda. Nel 60% dei casi esistono agevolazioni per le famiglie con difficoltà economiche. Gli altri sostengono che non ci sono agevolazioni (20%) o di non esserne a conoscenza (20%).

Le proposte di Cittadinanzattiva

1. Così come avviene per i pasti erogati all’interno delle strutture ospedaliere, chiediamo che tale servizio rientri nei livelli essenziali delle prestazioni, ai sensi dell’art.117 della Cost. e dunque venga erogato gratuitamente. In attesa di tale misura, sia impedita l’esclusione dal servizio mensa (vedi caso Lodi) per qualsivoglia motivo, di natura sociale, religiosa, economica. Nello stesso tempo si sanzionino i genitori che furbescamente evadono il pagamento della retta.

2. Istituire in tutte le scuole le Commissioni mensa, definendo e ampliando le funzioni attribuite alle stesse e prevedendo programmi di formazione rivolti ai membri delle Commissioni.

3. Fare della mensa un momento educativo, attraverso una adeguata preparazione degli addetti alla somministrazione del cibo e una sensibilizzazione degli insegnanti che accompagnano i bambini, ma soprattutto attraverso la realizzazione di attività didattiche e progettuali durevoli nel tempo che coinvolgano anche le famiglie, per favorire l’adozione di scelte alimentari consapevoli e contro lo spreco a casa come a scuola.

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