“Menorah – The Game”, il videogioco sulla presenza ebraica a Roma. Valditara: “Gioco a supporto della pedagogia e per conoscere identità del Paese”

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“La presentazione del videogioco ‘Menorah’ è un’iniziativa positiva che ho sempre voluto e auspicato, per dimostrare all’Italia e ai giovani quanto noi siamo debitori alla cultura ebraica. Un’iniziativa utile per ricostruire con il gioco il contributo della cultura ebraica e gli ebrei alla storia e identità nazionale”.

Lo ha detto il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara a margine dell’evento “Menorah – The Game”, il primo videogioco sulla presenza ebraica a Roma.

C’è un contributo storico straordinario e fondamentale che noi dobbiamo ricostruire, che ha visto per esempio durante la Prima Guerra mondiale tanti ragazzi che hanno dato la vita per l’Italia. Il videogioco è una testimonianza di questo tempo per ricostruire duemila anni di storia e costituisce un grande percorso di dialogo, estremamente positivo“, aggiunge Valditara.

La pedagogia ha sempre sottolineato l’importanza del gioco nell’apprendimento e credo che questa di oggi sia un’iniziativa bella, quella di costruire il percorso della comunità ebraica di 2000 anni di storia, un’iniziativa che ho voluto e in cui credo per dimostrare agli studenti quanto noi siamo debitori alla cultura ebraica“, prosegue il Ministro.

“Menorah – The Game” è una caccia al tesoro virtuale che vede protagonisti due giovani ricercatori, Anna e Gavriel, in cui il giocatore verrà coinvolto nella storia e nella tradizione dell’ebraismo, si legge sul sito Gioconews.

Si tratta di un gioco prodotto dalla società “Golem Multimedia”, dell’editore Shulim Vogelmann e dal giornalista David Parenzo che viene presentato oggi 18 maggio a Roma al Museo ebraico, alla presenza di una rappresentanza delle scuole.

L’app è stata sviluppata in collaborazione con l’associazione TuoMuseo e con il sostegno di Admiral Gaming Network (Agm). L’iniziativa, promossa dalla Fondazione Museo Ebraico per Roma, è una componente del “Progetto edutainment”, che intende ripercorrere la storia ebraica attraverso il gioco, scoprendo antiche tradizioni, simboli e significati che si ritrovano nel percorso del Museo di Roma.

“Abbiamo costruito un gruppo di lavoro coordinato dalla dottoressa Alessandra Veronese per spiegare quanto gli ebrei hanno dato anche alla formazione dell’identità del nostro Paese. Cito una testimonianza del secondo secolo avanti Cristo, in questa straordinaria storia sta scritto che i romani e gli ebrei erano amici, che questi ultimi erano conosciti come il popolo della buona fede e si sottolinea il contributo ebraico alla storia di Roma”, spiega il numero uno di Viale Trastevere, proseguendo: “Lo testimonia Giulio Cesare, che aveva una predilezione per la comunità ebraica: una legione ebraica lo salvò ad Alessandria e anche per questo motivo aveva una riconoscenza emotiva nei suoi confronti. Detto questo la comunità ebraica era numerosissima, la più numerosa delle comunità che abitavano la capitale dell’impero: prima dell’invasione araba il 40 percento della Sicilia era di religione ebraica“.

Secondo Valditara, si tratta dunque di “un contributo storico straordinario che dobbiamo riscoprire, basti pensare a quanto fatto dalla comunità ebraica durante la prima guerra mondiale, e che dobbiamo valorizzare. Una testimonianza di questo tipo, dunque, e ricostruire 2000 anni di storia è un percorso di dialogo positivo perché si riferisce a tutti, far conoscere questa testimonianza è importante. Per questo oggi voglio appoggiare questa iniziativa“.

Il ministro si sofferma anche su temi di carattere più generale e sulla massiccia presenza di giovani alla presentazione di oggi: “La testimonianza più bella è il loro interesse, una testimonianza concreta di come i giovani aspettino iniziative di questo tipo perché colgono qualcosa di stimolante, Secondo me tra i punti interessanti c’è certamente l’uso delle tecnologie e dell’intelligenza artificiale per appassionare i giovani e stimolare una didattica innovativa, il tema non deve spaventarci. Le nuove tecnologie sono un tema importante e possono arricchire la didattica, la qualità dell’insegnamento, le potenzialità del giovane e dello studente. Quest’ultimo può confrontarsi anche utilizzando l’intelligenza artificiale per verificare passaggi di crescita, maturazione e apprendimento. Ovviamente le tecnologie devono essere governate e il rapporto tra studente e docenti è importante, abbiamo visto come il Covid abbia inciso sulla serenità delle scuole e sulla psicologia dei giovani. Sono aumentati i casi di bullismo, la conflittualità tra studenti e docenti, si è creato un fenomeno che non ha aiutato quel momento educativo sereno e positivo che vorremmo“.

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