Meno vancanze in estate e più break durante l’anno, si guarda al modello tedesco

di redazione

red – E’ argomento di dibattito in questi giorni, come ogni estate, il periodo delle vacnaze scolastiche. Sono eccessive? Sono proficue per l’apprendimento? Ce ne siamo già occupati, ma riprendiamo le fila del discorso.

red – E’ argomento di dibattito in questi giorni, come ogni estate, il periodo delle vacnaze scolastiche. Sono eccessive? Sono proficue per l’apprendimento? Ce ne siamo già occupati, ma riprendiamo le fila del discorso.

La riapertura del dibattito parte dalle affermazioni del Ministro Giannini che durante una intervista al Corriere.it ha rimesso in discussione il tempo scuola, parlando di una riforma in Israele dove si sta provando a dare "alla scuola anche il tempo estivo".

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In realtà, la questione viene aperta periodicamente da questo o quell’opinionista, avanzando questa o quella ipotesi e questa o quella motivazione.

C’è, ad esempio, chi guarda al modello teedesco, dove le vacanze durano un mese e mezzo, ma durante l’anno ci sono diversi momenti di break.

Tra essi, ad esempio, per l’Italia si è più volte avanzata l’idea di prolungare il periodo delle vacanze di Pasqua, con lo scopo di rilanciare il turismo interno.

Tra i motivi avanzati per avvalorare la tesi di vacanze estive più brevi, c’è ad esempio un argomento di carattere pedagogico, dato che lunghe vacanze coincidono con un lungo stop del processo di apprendimento.

Sarà poi così male?

Certo è che Scelta Civica aveva già provato a modificare l’assetto delle vacanze. Durante il Governo Monti, infatti, era apparsa una bozza per  ridurre le vacanze estive degli studenti ad un solo mese l’anno, con la libertà per le scuole di  scegliere autonomamente a quali attività destinare i mesi in più.

Bozza sparita, ma non la voglia di rimettere in discussione la questione.

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