Meno 17% di nascite in Italia per effetto lockdown, meno classi e meno insegnanti. In Svizzera aumento nascite e più 6% docenti

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I lockdown erano legittimi durante l’emergenza Covid? Secondo il Tribunale di Frosinone che ha emanato la sentenza 842 del 2022 non lo sarebbero, assolvendo un cittadino che durante le restrizioni venne sanzionato con 400 euro di multa perché se ne andava “liberamente” in giro in barba alle restrizioni di movimento imposte ai cittadini.

Certo, non è questo il luogo adatto per giudicare la correttezza di quanto ormai finirà nei libri di storia. Ci sono fior fiori di scienziati, ricercatori, giornalisti e “fact checker” all’opera per chiarire e giudicare quanto fatto.

E mentre attendiamo, vi segnaliamo una ricerca pubblicata sulla rivista Human Reproduction che studia un fenomeno imputabile alle scelte politico-sanitarie legate a quel periodo, evidenziando un crollo delle nascite del 14% (in Italia del 17%) a seguito della pandemia. Calo non imputabile al virus in quanto virus, ma alle restrizioni che sono state imposte ai cittadini, a partire da quelle di movimento.

Gli studiosi di Losanna hanno confrontato i dati di 24 Paesi europei relativamente alle nascite dopo 9 mesi dall’emergenza Covid, mettendoli in relazione con i dati dei due anni precedenti.

Lo studio ha messo in evidenza come il calo demografico sia direttamente proporzionale alla durezza delle restrizioni e soprattutto alla loro durata.

Così, nel mese di gennaio 2021, la diminuzione dei tassi evidenziati viene così declinata: Belgio (-12%), Estonia (-13%), Francia (-14%), Italia (-17%), Lettonia (-15,5%), Lituania (-28%), Portogallo (-18%), Romania (-23%), Russia (-19%), Spagna (-23,5%), Ucraina (-24%), Inghilterra e Galles (-13%) e Scozia (-14%)

In Svezia, per esempio, dove non è stato imposto il lockdown, non è stato registrato un calo delle nascite.

Va da sé che se ci sono meno studenti ci sarà bisogno di meno docenti. Un esempio per tutti quello italiano che, nel preventivo del calo demografico ha previsto nel PNRR (il piano di resilienza) un taglio di 10mila cattedre a partire dal 2026, facendo confluire i risparmi nel sistema premiale dei docenti.

Un caso interessante è quello della Svizzera, che ha visto un aumento demografico tale da richiedere aumento di personale docente. In particolare l’aumento degli allievi atteso tra il 2022 e il 2031 è dell’8% per il livello primario e del 9% per il secondario I.

Come riporta il Corriere del Ticino, (a parte il Canton Ticino per le medie), l’aumento demografico porterà ad una richiesta aggiuntiva di docenti pari a circa 47mila nuovi docenti per la scuola elementare, per la media circa 29mila. Un 6% in più tra il 2022 e il 2031 sia la livello primario che secondario di I livello.

La Svizzera non rientra nello studio citato e certo non possiamo dire noi se l’aumento demografico segnalato sia da imputare alla diversa gestione della pandemia. Ciò che sappiamo, ma siamo sul piano delle coincidenze, è che in Svizzera le restrizioni sono state meno drastiche, facendo perno sul buon senso dei cittadini più che sui divieti perentori, e hanno avuto una durata minore.

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