Meloni contro le serie tv che celebrano la droga. L’esperto: “Genitori e docenti spieghino che ogni sostanza è un pericolo”

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Massimo Clerici, professore Ordinario di Psichiatria dell’Università Bicocca di Milano e Presidente della Società italiana di psichiatria delle dipendenze, in un’intervista a Il Messaggero, esprime preoccupazione per l’impatto delle rappresentazioni mediatiche sui soggetti più fragili. Secondo Clerici, il rischio di emulazione è tangibile.

Ieri, il premier Giorgia Meloni, si è scagliata contro le serie tv che narrano le avventure di Pablo Escobar, El Chapo e i narcos di ogni epoca e paese, “raccontano le gesta di uno spacciatore come fosse un eroe”.

L’emulazione, osserva Clerici, può estendersi anche ai comportamenti violenti trasmessi dai media. La sfida è che è quasi impossibile controllare questi contenuti senza scivolare nella censura. Il dilemma rievoca la questione dei videogiochi violenti, dove i contenuti non possono essere facilmente limitati.

Per prevenire che i giovani seguano esempi dannosi, Clerici suggerisce di educare sia i giovani che gli adulti sulla gestione di tematiche pericolose. Questo significa educare i giovani a riconoscere e gestire i rischi, ma anche responsabilizzare gli adulti – insegnanti e genitori – nel riconoscere e gestire i problemi emergenti.

Il termine ‘droghe leggere’, secondo Clerici, è fuorviante. Da oltre trent’anni, i manuali diagnostici non utilizzano più questa distinzione, ma classificano le sostanze come psicoattive o non psicoattive. Paradossalmente, sostiene che un derivato di un cannabinoide, etichettato come ‘droga leggera’, può essere più pericoloso di un oppiaceo.

L’aspetto della quantità è altrettanto preoccupante. Le sostanze vengono modificate dai produttori per avere un principio attivo più forte. Ad esempio, la marijuana con una concentrazione del 20-30% è molto più dannosa per il cervello rispetto a quella con una percentuale del 3%.

Gli effetti su un cervello ancora in sviluppo possono portare a disturbi mentali. Il gruppo più a rischio è tra 10 e 15 anni, età in cui inizia spesso l’uso di sostanze, iniziando con la nicotina e seguendo con i cannabinoidi.

Il mercato delle sostanze è oggi un supermarket, con i giovani che tendono a essere poliassuntori. Le cosiddette nuove sostanze psicoattive sono una miscela di molecole con effetti diversi, facilmente reperibili su internet. Secondo Clerici, la risposta risiede nell’educazione.

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