Meglio un bocciato oggi che un incapace domani. Lettera

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inviata da Sossio Del Prete – “Dati INVALSI 2019: male in Matematica alla primaria (al sud), migliora l’inglese. Alla secondaria risultati bassi in Italiano”, “Invalsi, in Campania i test peggiori: nessuno sa l’inglese e la matematica”,

“Test Invalsi, piemontesi sopra la media italiana ma tra gli ultimi al Nord”, “Invalsi, status socio-economico famiglia influisce su punteggi prove”, “Invalsi, Aiello: alle elementari sperimenteremo prove con Tablet. Migliorare listening inglese innovando didattica in classe”, “Invalsi, Valeria Fedeli: docenti madrelingua inglese fin dalla primaria, potenziare lingua italiana”, “Invalsi, Bussetti: Innegabili segnali di preoccupazione”, questi sono solo alcuni dei titoli che abbiamo letto in questi giorni su varie testate giornalistiche.

Altrettanto numerosi sono i commenti e le “ricette” più stravaganti proposte da questo o quel politico, da pedagogisti (che secondo me in qualche caso non hanno mai messo piede in una classe reale) come altrettanto scarsi sono, invece, le analisi di chi lavora effettivamente sul campo, nella scuola o meglio nelle classi, ovvero i docenti.

In questa sede vorrei lanciare solo un paio di spunti di riflessione: tempi di assimilazione e motivazioni.

Ma qualcuno si è mai chiesto quanto incide sulla formazione finale l’aver lasciato autonomia agli istituti e alle pressioni dei genitori di ridurre l’orario scolastico a 5 giorni settimanali anziché 6? Qual è la resa scolastica di una classe tra le ore 12.00 e le 14.00? Fra qualche anno taglieremo anche il lunedì scolastico … per “recuperare” le fatiche della domenica e spalmeremo le ore tra il martedì è il venerdì!!

Quando in Africa i primi medici portarono l’antibiotico per curare i malati nelle tribù più isolate, gli abitanti dei villaggi anziché attenersi alle prescrizioni mediche di prendere una compressa al giorno per 6 giorni ne prendevano 6 in un unico giorno credendo di guarire prima … nella scuola italiana è stato permesso che accadesse qualcosa di simile. Altro che tablet o insegnanti in madrelingua, diamo ai docenti il tempo e le condizioni per insegnare in maniera adeguata e agli studenti il tempo di assimilare e lavorare anche a casa da soli.

I pedagogisti che tanto criticano la bocciatura, si sono mai chiesti quali motivazioni oggi ha uno studente nell’impegnarsi a scuola se tanto viene promosso a prescindere? Ormai studenti e genitori sono più interessati ad avere il fine settimana libero che a puntare ad una preparazione scolastica adeguata, sono più interessati al decimale di un voto gonfiato per fare in modo che l’ultimo della classe abbia la sufficienza per essere promosso; ci sono genitori che non fanno affrontare ai figli una verifica per evitare il rischio di “rovinare la media”! Qual è il messaggio che si sta trasmettendo ai giovani studenti? Che le difficoltà vanno evitate? Che gli impegni (scolastici) vanno rispettati solo se ti fanno comodo? Che nella vita bisogna lavorare poco e quel poco bisogna farlo fare agli altri?

Qual’è il risultato di tutto ciò?

Il totale appiattimento verso il basso dei livelli di apprendimento e conoscenza nonché dell’impegno scolastico; l’annullamento di ogni motivazione a puntare più in alto anche e soprattutto da parte degli studenti più bravi con il conseguente totale svilimento della “meritocrazia” di cui la politica tanto si riempie la bocca quanto puntualmente la disattende con i suoi provvedimenti legislativi. Leggevo qualche giorno fa, quanto costa allo Stato un alunno bocciato; io, al contrario, porrei la domanda su quanto costa alla società avere un cittadino scarsamente scolarizzato e con un basso livello di conoscenza!!

Forse è meglio un bocciato oggi che un incapace domani!

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