Meglio il sussidio di disoccupazione che poche ore di lavoro o un incarico lontano da casa

di Lalla
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Lalla – Ad un primo sguardo sugli esiti delle operazioni di incarichi a tempo determinato emerge una novità rispetto agli anni precedenti: un docente su 3 rifiuta gli spezzoni rimasti, condizione che gli permette di ricevere il sussidio di disoccupazione e accedere al decreto Salvaprecari con garanzia dei 12 punti annuali da inserire in graduatoria. E la possibilità di rientrare nel Salvaprecari per chi rinuncia ad un incarico dalle graduatorie di coda ridisegna la geografia degli incarichi.

Lalla – Ad un primo sguardo sugli esiti delle operazioni di incarichi a tempo determinato emerge una novità rispetto agli anni precedenti: un docente su 3 rifiuta gli spezzoni rimasti, condizione che gli permette di ricevere il sussidio di disoccupazione e accedere al decreto Salvaprecari con garanzia dei 12 punti annuali da inserire in graduatoria. E la possibilità di rientrare nel Salvaprecari per chi rinuncia ad un incarico dalle graduatorie di coda ridisegna la geografia degli incarichi.

Sembra un paradosso

  • i precari rinunciano alla nomina fino al 31 agosto o 30 giugno qualora questa non sia per posto intero ma di poche ore, e dunque garantirebbe uno stipendio inferiore rispetto all’indennità di disoccupazione, erogata per 8 mesi.
  • i precari rinunciano alla nomina dalle graduatorie di coda, spesso a migliaia di km dalla propria residenza, in attesa di rientrare nel decreto salvaprecari e partecipare con priorità alle supplenze temporanee nella propria provincia

La normativa consente di farlo, anche se va specificato che se la situazione rimane invariata e il docente che ha rifiutato l’incarico a favore della disoccupazione, terminata quest’ultima non trova un ulteriore impiego, non ha maturato i contributi necessari per accedere ad un nuovo sussidio di disoccupazione, e allora si aprono scenari ancora più gravi di quelli della situazione attuale.

La cicala contro la formica: meglio aspettare tempi migliori grazie all’assistenzialismo statale o rimboccarsi le maniche e costruire, anche con poco, un futuro lavorativo?

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