Medicina, ingresso per tutti e test selettivo a fine primo anno. Ipotesi

di redazione
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Il primo anno di falcoltà di Medicina dovrebbe essere libero per tutti gli studenti, poi i test andrebbero sostenuti per il prosieguo degli studi negli anni successivi.

A ispirarsi a questa formula di stampo francese per rivedere l’accesso universitario per chi ambisce a diventare medico sono due proposte parlamentari. Una porta la firma anche del capogruppo alla Camera del M5s, Francesco D’Uva; l’altra ha invece il contributo (firmato) del deputato leghista, Paolo Tiramani.

Accesso libero in legge di Bilancio

L’abolizione del numero chiuso alla facoltà di Medicina è ormai un tema in discussione, anche se sin dall’inizio c’è stata un po’ di confusione al riguardo fra ammissioni, mezze smentite e successive precisazioni. L’iniziativa inserita addirittura nella bozza della legge di Bilancio era stata messa in forse dai ministri Bussetti (Istruzione) e Grillo (Sanità), ma anche dal mondo universitario per il caos che si sarebbe creato ad anno accademico già avviato.

Tuttavia, secondo il Messaggero che ha affrontato l’argomento, “la maggioranza non ha alcuna intenzione di abbandonare quell’obiettivo e anzi vuole portare a casa il risultato entro il 2019: dal 12 novembre, infatti, – scrive il quotidiano romano – le commissioni congiunte Istruzione e Affari sociali della Camera cominceranno l’esame delle proposte di legge che si occupano di questo argomento“.

Test selettivi dopo il primo anno

Nonostante i due parlamentari si ispirino a quanto avviene in Francia, esistono delle differenze fra le loro due ipotesi. Francesco D’Uva vorrebbe dare la possibilità a tutti di frequentare il primo anno al termine del quale si dovrebbe svolgere un concorso per verificare se effettivamente gli studenti sono in grado di proseguire quel corso di laurea. L’idea trova una sponda sulle dichiarazioni del presidente (pentastellato) della Commissione Cultura alla Camera, Luigi Gallo, secondo il quale “l’università è un luogo in cui c’è una crescita culturale dei cittadini e non soltanto dove ci si forma per l’inserimento nel mondo del lavoro“.

Anzi, Luigi Gallo aggiunge alcuni elementi importanti che riguardano proprio la tempistica, affermando: “Per quanto riguarda i tempi, tutta la commissione è disponibile a un confronto ampio, quindi ci saranno lunghe audizioni. Partiamo il 12 e ci sarà una fase di ampio ascolto ma l’obiettivo per noi è chiaro ed è aumentare il numero di laureati nel nostro paese e per questo abbiamo tre leve da utilizzare: una è il superamento del numero chiuso, l’altra è l’aumento della no tax area e il terzo è avviare in Italia la rivoluzione dei Mooc, le lauree digitali che già Harvard e Yale stanno attuando“.

Le differenze fra le due ipotesi

Sull’accelerazione è d’accordo anche il leghista Paolo Tiramani che vorrebbe portare a casa il provvedimento in tempo per l’anno accademico 2019-2020, ma – stando a quanto riferito dal Messaggero – teme l’opposizione delle lobby di chi organizza i corsi di preparazione.

Ma in cosa consiste la differenza fra le due impostazioni? La risposta sul Messaggero è chiara: prima della questione dell’abolizione del test di accesso sia stato affrontato il tema delle scuole di specializzazione. “Quella è una emergenza ancora più importante – sono le parole di Tiramani sul giornale – perché il vero problema è che ogni anno vanno in pensione molto più medici di quelli che vengono specializzati. In questo la risposta della legge di bilancio è fattiva perché vengono finanziati 900 corsi di specialità in più: un notevole passo in avanti, anche se non colma tutto il gap che è quasi di tremila unità“.

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