Media Education dovrebbe diventare materia scolastica. Lettera

di redazione
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Silvia Vallè – Sono laureata magistrale in Comunicazione Professionale e Multimedialità (Classe di laurea LM-19 – Classe di concorso A-65 “Teoria e tecnica della comunicazione”) presso l’Università degli Studi di Pavia, con votazione 105/110, il 30/06/2014 e residente a Garlasco (PV).

Con la presente, vorrei fare qualche riflessione sulla necessità che la Media Education possa diventare materia curricolare per tutti gli ordini di scuola.

Da diverso tempo stiamo assistendo a un dilagare sempre più grande delle nuove tecnologie internet e 2.0 – soprattutto mobile – nell’ambito delle giovani generazioni. L’utilizzo della rete, senza dubbio di grande utilità e impatto culturale, ha scardinato sia quelli che erano un tempo, sia i rapporti interpersonali sia la stessa identità del singolo. Oggi sempre più spesso si sente parlare di spirito di condivisione e di emulazione – anche a costo di rischiare la propria e quella altrui – forse solo per ricercare quel “quarto d’ora di celebrità”, che già l’artista pop Warhol aveva così ben sintetizzato più di trent’anni fa.

Sia tra i giovani che tra i più avanti con gli anni sembra essere divenuto un “must” l’utilizzo del telefonino in qualsiasi caso e/o circostanza, quasi che quell’ingranaggio fatto di metallo e vetro fosse ormai praticamente il prolungamento della mano di chiunque.  E d’altronde come fare a meno di questi strumenti?

Oggi tutto sembra passare dalla rete, sia le informazioni più o meno rilevanti, sia i contatti e/o relazioni personali più o meno fondamentali per ognuno: non si può vivere senza la rete internet, sia essa 1, 2, 3, 4.0… un’offerta di tante opportunità inedite, che è bene però saper gestire e orientare verso il bene, in primo luogo del singolo, ma anche dell’intera comunità. Lo stesso documento preparatorio al Sinodo sui giovani, indica che il mondo dei new media , diventati davvero un luogo di incontro e quasi di vita, dove il virtuale e il reale sembrano confondersi e fluire l’uno nell’altro senza soluzione di continuità, pur offrendo una variegata gamma di opportunità, presenta ancora rischi e talvolta anche pericoli, soprattutto per la gioventù (cyberbullismo, pedo-pornografia, gioco d’azzardo, insidie nelle chat line , manipolazioni ideologiche…)

. Da qui la mia riflessione sulla necessità, anzi direi l’urgenza, di introdurre in tutti gli ordini di scuola e nei diversi curricoli, la materia Media Education , troppo spesso “relegata” a livello di insegnamento universitario, ma che dovrebbe trovare uno spazio fondamentale nella scuola italiana di oggi e del futuro.

Una materia che, sebbene fondata su robuste basi filosofico-teoriche estremamente complesse, può essere veicolata anche agli ordini di scuola primaria e secondaria di I grado senza problemi e anzi con una partecipazione attiva da parte degli alunni. Da qui anche scaturisce la necessità di introdurre figure preparate e competenti nell’ambito dell’educazione ai media, quali i media educator , che dovrebbero intervenire non solo a livello di progettazione “spot” una tantum , ma veri insegnanti qualificati e in grado di veicolare contenuti ma anche e soprattutto competenze specifiche e oggi fondamentali.

Queste figure dovrebbero essere attinte tra coloro che hanno studiato le Scienze della Comunicazione, così come sarebbe auspicabile che venisse creata una nuova classe o quanto meno ampliata la classe di concorso A-65 anche per l’insegnamento della Media Education . La società mediale in cui oggi siamo immersi avrebbe sempre più bisogno di figure di questo genere e la scuola – insieme alle altre agenzie educative – potrebbe essere davvero la fucina per lo sviluppo di onesti e competenti cittadini. Con l’auspicio che questa lettera possa almeno portare a una riflessione su un tema a me così caro, ringrazio e porgo cordiali saluti.

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