Maturità, un colloquio in cui siano protagonisti i giovani. Lettera

di redazione
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Inviato da Gianni Mereghetti – Carissimo direttore, il ministro Bussetti non perde occasione per ribadire che la tesina del colloquio di maturità è morta e sepolta, e di questo si vanta come se avesse fatto una operazione d’alta chirurgia.

Peccato non abbia capito l’errore che ha commesso e ormai che torni indietro non è proprio possibile, non sarebbe nemmeno auspicabile a questo punto. Tant’è bisogna rassegnarsi al fatto che una delle conquiste fatte in questi anni, quella di rendere i giovani protagonisti del colloquio, è stata cancellata, come forma specifica, non come principio che invece permane e rappresenta il punto qualificante di un esame di stato a conclusione del percorso delle superiori.

Del resto quello che il ministro Bussetti sottolinea è che “al centro dei cambiamenti c’è il rispetto per il percorso svolto dagli studenti, deve essere premiato il loro lavoro, la loro esperienza a scuola”. Questa affermazione è quanto mai condivisibile e porta ad impostare il colloquio come momento in cui debba emergere il percorso che uno studente ha fatto e la sua esperienza a scuola. Questa affermazione del ministro dà una prospettiva interessante al colloquio, lo può rendere effettivamente una occasione in cui ogni studente possa rendere ragione dell’arricchimento culturale che ha ricevuto e della capacità di rielaborare i contenuti che ha imparato nel lungo e appassionante cammino scolastico. Il che vuol dire che gli insegnanti non devono andare a fare i commissari per vedere se studenti e studentesse sanno ripetere ciò che loro hanno insegnato, ma devono andare a cogliere lo scatto personale che ognuno ha fatto.

Quindi è bene che gli insegnanti si scordino di andare all’esame a porre le loro domandine specifiche, devono porre le condizioni per cui ragazzi e ragazze possano mettere in campo le loro capacità critiche e creative.
Per far questo dovrebbero avere questi accorgimenti molto semplici:
– il primo è quello di individuare assieme agli studenti le tematiche che li hanno maggiormente colpiti e che hanno aperto prospettive di lavoro personale per ognuno di loro. Importante che non vengano identificati a priori dei nessi tra le diverse discipline, ma che siano il frutto del lavoro fatto insieme a studenti e studentesse, così che nell’esame si faccia largo la sensibilità e i punti di vista dei giovani d’oggi. Sarebbe una novità di grande valore se le tematiche che il ministro chiede non siano identificate dagli insegnanti, ma insieme da insegnanti e studenti, sarebbe anche il segno di una dinamicità della conoscenza, della sua apertura agli apporti delle giovani generazioni.
– il secondo è quello di aiutare in questi mesi gli studenti e le studentesse a fare una riflessione personale sulle esperienze di alternanza scuola e lavoro così che all’esame non portino delle fredde relazioni su ciò che hanno fatto in questi anni, ma comunichino l’arricchimento personale che ne hanno tratto.
– il terzo è quello di impostare la riflessione sulla questione della legalità in modo esistenziale, cioè non si vada a preparare gli studenti e le studentesse a rispondere a domande su articoli della Costituzione o sulle competenze di istituzioni di vario tipo, nazionali o internazionali. Dovrebbe essere altro lo spirito di questa parte del colloquio, dovrebbe far emergere esperienze in cui un ragazzo o una ragazza ha imparato qualcosa di positivo e interessante per la sua vita oppure ha capito il valore degli altri o ancora ha fatto esperienza di condivisione dei bisogni umani. In questa parte del colloquio gli insegnanti dovrebbero aiutare gli studenti a far emergere la dimensione sociale e di solidarietà vissuta, a raccontare esperienze che hanno fatto crescere la loro sensibilità al valore dell’uomo.
Così con queste semplici attenzioni si può far diventare l’esame di Bussetti una possibilità appassionante, una occasione in cui studenti e studentesse tornino a raccontare di sè.

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