Maturità light, ce ne ricorderemo. Lettera

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Inviata da L. FilomenaTaronna – Anche in questo secondo anno di emergenza sanitaria l’esame di maturità è in formato ridotto. Sostanzialmente “light” per dirla con le parole del ministro Patrizio Bianchi. Niente scritti, un maxi orale e la commissione interna.

Via il tradizionale compito di italiano tanto temuto e dibattuto all’infinito per la scelta più o meno giusta da parte del Ministero su questo o quell’autore classico o contemporaneo per cui “…ma questo chi l’ha mai sentito! Non l’abbiamo mica studiato? Non è giusto! E ora?” E via anche il secondo scritto, quello di indirizzo, specifico e che ogni anno è più difficile del precedente e “…chissà perché? Ma proprio a noi doveva capitare! Quest’argomento non l’ho mai capito!”

E risultano assenti anche le tre buste, la uno, la due o la tre, a mo’ di quiz televisivo e di recente sperimentazione che ti
conducevano all’orale per chissà quali strani vie impervie e impreviste. “Meglio così!” Unico debutto in scena è il “Curriculum dello studente” per certificarne le competenze e le esperienze extradidattiche.

Si replica, dunque. Per forza di cose. Per il maledetto Covid che tutto ha stravolto. Tempi, spazi, ritmi, animi, lavoro , scuola e persino la maturità. Chi l’avrebbe mai detto! Un’altra maturità. Quella dell’era Covid, appunto. Quella dell’emergenza sanitaria Quella delle nuove sigle, DAD e DID con PAI e PIA annessi e connessi.

Quella della DIM (distanza- igiene- mascherina), anticontagio e a tutela della sicurezza di tutti. Quella della studiata solitudine per cui i ragazzi sono tristemente lontani dai compagni di classe e i cui sguardi persi si possono solo incrociare con altri sguardi nella disperata ricerca di quella pacca sulla spalla che fisicamente non possono ricevere. Quella della tensione triplicata per mille senza possibilità alcuna di alleggerirne il pesante carico se non in calcolata distanza, metro alla mano. E “Mi raccomando, prudenza!”, l’invito unanime che arriva dal mondo adulto. Quella della “Notte prima degli esami” segnata da passi assenti e da voci date al silenzio. Vuota di tutto e perciò direttamente trasferita sui social in festa dove si attende un sole nuovo con tutto il suo azzurro. “E che sia l’ultima volta in questo modo!” Si spera. Quella del vento di guerra, conosciuto solo nel libro di storia, che ancora minaccia tempesta e tutto travolge in disumano dolore.

Maturità light, ce ne ricorderemo. Per tutto questo. Ma soprattutto per il suo significato sociale , mai prima d’ora messo in conto con tale dovizia , perché porta con sé, nel dramma delle macerie umane, il tempo della precarietà della vita e della
vulnerabilità di ciascuno e alla cui consapevolezza non si è sottratto nessuno.

Nemmeno i nostri ragazzi che, a dispetto di ogni restrizione possibile, a questo tempo difficile e di portata eccezionale sono stati più che “presenti” dando prova di sé e di quella maturità cha hanno già brillantemente conseguito. Presenti con coraggio, responsabilità e senso del dovere per il futuro da imparare e da progettare al di là di ogni prova d’esame.

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