Maturità, io penso si possa rientrare in classe con le dovute precauzioni. Lettera

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inviata da Margherita Capalbi, docente in pensione –  Insegnante di scuola media superiore da poco in pensione, con una lunga, articolata e ricca esperienza professionale, come docente, commissario e presidente di Esame di Stato, abituata ad ascoltare le esigenze degli studenti, a saper leggere e interpretare le loro emozioni, sono rimasta particolarmente colpita dall’appello delle due studentesse di Padova alla ministra dell’ istruzione:  “Cara ministra non ci tolga la notte prima degli esami”.

Appello struggente, da cui emerge il bisogno di incontrarsi per condividere un passaggio molto importante della vita, per potersi salutare e salutare i loro insegnanti che li hanno accompagnati nel percorso quinquennale di formazione scolastica, per tornare, anche se per poche ore, sui banchi di scuola, per ritrovarsi nel luogo in cui hanno condiviso esperienze, emozioni, momenti di difficoltà, delusioni, tristezza, ma anche di gratificazione e di euforia.

Esigenze che mi hanno ulteriormente convinta dell’importante ruolo rivestito dalla scuola e, in particolare, dai docenti nella strutturazione emozionale, comportamentale e sociale della collettività.

Il cambiamento determinato dalla situazione di emergenza sanitaria, anche nella scuola, senza ombra di dubbio, ha avuto un impatto molto forte sulla quotidianità che ha reso tutti più fragili, ansiosi e apprensivi.

Si sente il bisogno di avere certezze, di sentirsi rassicurati. La scuola in presenza dà certezza , dà sicurezza.

La didattica a distanza, unica tipologia di didattica possibile in questo periodo di emergenza, che sta funzionando bene non in tutti gli istituti e, cosa ancora più grave, non per tutti gli studenti, ha consentito agli alunni e ai professori di non perdersi di vista, ma ha fatto anche apprezzare l’importanza della didattica in presenza, della vicinanza fisica dei compagni e degli insegnanti; ha fatto sentire la mancanza e la nostalgia di tutte le esperienze di vita e, perché no, degli spazi, delle regole e dei riti che caratterizzano la scuola e il suo funzionamento .

Sono due i punti cruciali di organizzazione da affrontare nella seconda fase di emergenza sanitaria, che è anche di emergenza scolastica:
1) i criteri da seguire per l’ammissione degli studenti alla classe successiva;
2) l’organizzazione e la tipologia di Esame di Stato.

Sembra ormai chiaro che in Italia il rientro in classe ci sarà il prossimo anno scolastico con l’ammissione alla classe successiva per tutti, ma con i voti che hanno meritato e con l’impegno, nel prossimo anno scolastico, di recuperare le carenze documentate dai voti insufficienti riportati, scelta che dà fiducia agli alunni e ai docenti, costretti a seguire percorsi formativi non abituali e accidentati, con l’eccezione, a giugno inoltrato, di una eventuale possibilità di svolgimento in presenza del colloquio previsto per l’Esame di Stato.

L’Esame di Stato e la notte prima degli esami: proposta

L’Esame di Stato è un rito laico di passaggio, uno dei pochi rimasti; del rito ha tutte le caratteristiche: la dimensione collettiva, l’intensità dell’attesa, il suo essere formalizzazione del cambiamento e allo stesso tempo contenimento del timore ad esso collegato.

L’esame di Stato chiude un ciclo della vita, costituisce la prova che si è cresciuti e pronti per essere adulti. È l’ultimo rito di passaggio rimasto ai nostri ragazzi. Rimane impresso nella memoria di ognuno di noi e spesso ricorre nei nostri ricordi con gli amici e poi con i figli.

Chi non ha nel cassetto segreto un aneddoto ad esso collegato? Chi non ha, allora, provato il brivido connesso al sarò capace, mi ascolterà tutta la commissione, ci saranno i miei compagni a darmi coraggio, a fare il tifo o a scherzare?

Anche la notte prima degli esami accompagnerà per sempre e darà forza e coraggio per affrontare le sfide della vita, rendendo più forti e sicuri di se stessi.

Possiamo pensare che possa essere negato a questa generazione di diciannovenni tutto questo?

Direi di no e forse i presupposti per riaprire gradualmente le scuole, dopo una sanificazione generale, almeno solo per gli studenti dell’ultimo anno, ci sono. Sarebbero le uniche classi presenti in Istituto.

Immagino i ragazzi della quinta a scuola per le ultime tre/quattro settimane per un ripasso finale con ingressi scaglionati di pochi minuti, tutti con mascherina e guanti, ciascun gruppo classe diviso su più aule, in base al numero dei componenti e agli spazi disponibili, gli insegnanti di discipline diverse che si alternano nelle tre aule; oppure, suddivisi in gruppi, si alternano in giornate diverse, intervallando attività didattiche in presenza con attività di studio autonomo, guidato da realizzare individualmente a casa.

Le due prove scritte d’esame, ridotte, organizzate da ciascuna commissione e calibrate su conoscenze e competenze realmente acquisite, si potrebbero svolgere anche in palestre o spazi disponibili opportunamente predisposti; e, poi, esame orale finale con i docenti alla dovuta distanza, ma presenti con gli sguardi e la voce viva dei corpi, per costruire insieme un momento serio e vero, che corona un percorso di apprendimento e vita  e che segna il passaggio all’età adulta.

Se si vuole davvero che la scuola sia prevalentemente istituzione educativa e non solo normativa,  se si vuole rispettare il lavoro quinquennale di studenti e docenti, occorre garantire la presenza a scuola almeno delle classi quinte nella parte finale dell’anno e per l’Esame di Stato.

Rappresenterebbe un segnale positivo anche per le classi inferiori.

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