Maturità 2023, verso il ritorno al vecchio sistema dei crediti: 40 al percorso scolastico, 60 alle prove. Studenti protestano

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Sarà un esame di Maturità come pre-pandemia: è l’anticipazione del Ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara. Il Ministro ha poi precisato: “L’esame di Stato sarà quello in vigore dal 2017, secondo quanto prevede il dlgs 62/2017, finora non applicato”.

Si tornerà alla normalità con due prove scritte e un colloquio interdisciplinare, che deve valorizzare le competenze e soprattutto verificare la capacità degli studenti di fare collegamenti tra le materie” ha detto Valditara.

Una delle principali novità rispetto agli anni scorsi sarà il ritorno al sistema di attribuzione del credito previsto nel 2017 e quindi: 40 crediti per il percorso, 60 per l’esame.

Nel 2020 e 2021, quando l’esame era costituito da un’unica prova orale, il credito per il percorso era invece 60, 40 per il colloquio. La Maturità del 2022 prevedeva l’attribuzione del credito al 50% per le prove e l’altra metà per il percorso scolastico.

Così l’art. 15 del dlgs 62/2017:

In sede di scrutinio finale il consiglio di classe attribuisce il punteggio per il credito scolastico maturato nel secondo biennio e
nell’ultimo anno fino ad un massimo di quaranta punti, di cui dodici per il terzo anno, tredici per il quarto anno e quindici per il quinto anno.

Alle prove dell’esame andranno max 60 punti, 20 per ciascuna prova.

La commissione d’esame – si legge all’art. 18 – dispone di un massimo venti punti per la valutazione di ciascuna delle prove di cui ai commi 3 e 4 dell’articolo 17, e di un massimo di venti punti per la valutazione del colloquio.

Questo è quanto previsto dal decreto citato dal Ministro, ma potrebbero esserci modifiche. Sarà l’ordinanza ministeriale a chiarire modalità di svolgimento e valutazione delle prove.

Studenti protestano

Si ripropone ancora un’altra volta un esame che non è espressione del percorso dello studentescrivono in una nota gli studenti, che si dichiarano pronti alla mobilitazione.

“Abbiamo chiesto che la valutazione d’uscita sia il più possibile centrata sul percorso quinquennale dello studente – durante il quale affronta centinaia di verifiche, domande e interventi- e non su una prova finale di pochi giorni e che si tiene in un clima di pesante stress e difficoltà. Per questo abbiamo proposto di rivedere l’attribuzione dei crediti, dando più peso all’impegno durante gli anni, e meno all’esame” dichiara l’Ufficio di Coordinamento Nazionale delle Consulte Provinciali degli Studenti.

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