Maturità 2023, cortile ridotto a letamaio, i docenti scrivono agli studenti: “Durante esame manifestate sconcerto per le ingiustizie, poi festeggiate lanciando cibo. Non ha senso”

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“Maturi? È questo che intendiamo con cittadini consapevoli?” Questa è l’interrogazione, sferzante e diretta, posta da un gruppo di docenti del Liceo scientifico Attilio Bertolucci di Parma agli studenti.

Il loro obiettivo: riflettere sulla natura dei recenti “festeggiamenti” di fine anno scolastico, caratterizzati da comportamenti disordinati e spensierati.

La loro critica si è manifestata in una lettera, pubblicata sul magazine della scuola, spinta da quanto osservato nel cortile dell’istituto dopo gli esami di maturità. Uova rotte, farina, bottiglie frantumate e alcol riverso sul terreno, il tutto accompagnato da odori nauseanti. Una scena simile si è ripetuta, come ogni anno, nei cortili di molti istituti della città la mattina successiva ai festeggiamenti.

Monica Silvia, docente e autrice della lettera, assieme ad altre 39 colleghi, si rivolge direttamente ai suoi alunni: “È questa l’educazione civica che intendiamo quando parliamo di cittadini consapevoli?” Si chiede inoltre quale sia il senso di discutere i propri percorsi di educazione civica con la commissione d’esame, esprimere orrore per le guerre, la fame e le ingiustizie, per poi festeggiare lanciando cibo pochi minuti dopo.

La lettera solleva ulteriori questioni, come il rispetto nei confronti del personale scolastico che dovrà pulire il disordine lasciato: “Chi pulirà questo lerciume?” Chiedono i docenti.

La scuola, finanziata dalle tasse dei cittadini, ha fatto e continua a fare passi avanti verso l’innovazione, la consapevolezza, la cittadinanza attiva e la responsabilità personale. “Questi comportamenti mi offendono. Mi sconcertano. Mi stupiscono molto” afferma la docente Monica Silvia.

La lettera si conclude con un’interrogazione diretta agli studenti: “Perché quel vino non lo mettete nei bicchieri, a casa vostra, e non lo bevete? Quelle uova e quella farina, perché non li usate per una torta, a casa vostra, e ve li mangiate? E se proprio non avete sete o fame, perché non li donate a chi ha sete e fame?”

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